OVADA
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Conosciuta anche col nome di San Domenico, questa chiesa risale alla fine del Quattrocento. Durante il periodo napoleonico subì molti danni, dovuti soprattutto al fatto che i locali furono utilizzati per lungo tempo come caserma prima e magazzino poi. Nel 1986 un grave incendio distrusse completamente il coro e l’organo originali, ma tra le opere rimaste sono da citare l’altare di San Vincenzo Ferreri, situato nella seconda campata destra, in marmo policromo, e l’altare della Beata Vergine del Rosario, datato 1706. Negli oratori sono conservate alcune importanti opere, tra cui alcune casse processionali di Anton Maria Maragliano e dipinti del manierista Luca Cambiaso.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie - piazza San Domenico - tel. 014380206
Visite: tutti i giorni dalle 7.30 alle 11.00 e dalle 15.30 alle 17.00
Parrocchiale Antica di San Sebastiano
L’antica chiesa parrocchiale di Ovada, documentata già nel 1200 e intitolata originariamente a Santa Maria, fu venduta e smembrata nel 1791 (l’originale impianto romanico lo si scorge ancora nella zona dell’abside): il campanile divenne una prigione, mentre la navata centrale e quella sinistra furono trasformate nell’Oratorio di San Sebastiano, di proprietà dell’omonima confraternita. L’intitolazione rimase la stessa negli anni, anche dopo l’estinzione della confraternita, e nel corso dell’Ottocento l’oratorio venne trasformato nella Loggia di San Sebastiano, destinata al mercato coperto. Oggi l’edificio viene usato per mostre d’arte ed eventi.
Parrocchiale Antica di San Sebastiano - via San Sebastiano • tel. 01438361
Visite: aperta solo in occasione di iniziative culturali
Parrocchiale di Nostra Signora Assunta
I due campanili di questa chiesa, costruita a partire dal 1772, svettano al di sopra della città. Dall’interno, a tre navate, si eleva la cupola, divenuta negli anni insieme alla facciata il simbolo del panorama di Ovada. Gli elementi architettonici sono di ispirazione tipicamente ligure, con decorazioni trompe-l’œil. Di interesse artistico l’altare maggiore, realizzato in marmo policromo su disegno dell’Antonelli, e la statua della Vergine Assunta, risalente al Settecento.
Parrocchiale di Nostra Signora Assunta - via S. Teresa, 1 - tel. 0143832140/1/2
Visite: tutti i giorni dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
Palazzo Spinola
Il palazzo, a pianta rettangolare, fu fatto edificare nella seconda metà del XVII secolo sulla sinistra della chiesa di Santa Maria delle Grazie, traendo ispirazione dalle ville genovesi del Seicento. Il nome richiama la potente famiglia genovese che intrecciò spesso i suoi affari di finanza e di acquisto di terre nella zona di Ovada. Oggi la proprietà dell’edificio è della comunità dei Padri Scolopi, che officia le celebrazioni nella chiesa di San Domenico. Al piano rialzato sono presenti ampi e sontuosi spazi di rappresentanza, mentre il piano nobile è caratterizzato dai preziosi saloni.
Palazzo Spinola - piazza San Domenico - tel. 014380206
A pochi chilometri...
A causa della sua posizione di frontiera, al confine con la Liguria, l’Ovadese è una terra ricca di castelli e rocche poste a difesa della via che porta al mare. Da menzionare, il castello di Trisobbio (8 km), in cui è possibile soggiornare, visitando anche l’annessa chiesa di San Bernardo (XII secolo).
Il Santuario della Madonna delle Rocche, nel comune di Molare (5 km), si erge da oltre cinque secoli su uno dei ripidi pendii che interrompono la piana di Molare, nell’alta Valle Orba.
martedì 10 febbraio 2009
venerdì 6 febbraio 2009
Viva, fragile, reale: Eluana chiese solo protezioneMichele Aramini La storia di Eluana sembra avviarsi alla più triste delle conclusioni, anche se fino all’ultimo dobbiamo sperare che non accada che sia lasciata morire di fame e di sete. Intorno alla vicenda umana di questa giovane donna si sono dette molte cose, senza però dissipare presso l’opinione pubblica incertezze, confusioni, ambiguità, anche perché si assiste al disinvolto ricorso a concetti usati in modo scorretto per legittimare ciò che la coscienza, invece, respingerebbe. A questo proposito può essere utile richiamare gli aspetti fondamentali della questione, operando un po’ di "ecologia culturale" delle idee in gioco. In primo luogo occorre domandarsi chi è Eluana. La domanda trova la sua ragione nel fatto che qualcuno l’ha definita morta 17 anni fa, altri ritengono che sia viva, ma che vive una condizione non degna, assimilata a quella di un vegetale.Se alla domanda diamo, come è necessaria, una risposta non ideologica e non sentimentale, scopriamo che Eluana è una persona viva, che respira autonomamente, che non ha bisogno di cure mediche. Questa persona necessita di cibo acqua e pulizia, le cose di cui tutti noi "sani" abbiamo bisogno. Ora, questa persona viva, che non soffre e non fa male a nessuno, per volontà della famiglia e con l’avallo della magistratura sarà soppressa. Questo accadrà a una persona umana nell’interezza del suo valore.Il secondo punto della questione riguarda il perché Eluana debba essere fatta morire. Si è parlato di "stato di diritto" che garantisce il rispetto della volontà di Eluana. Ma al di là della stretta e indecifrabile connessione tra volontà della famiglia e volontà della giovane donna, esistono valori che non sono disponibili. Nessuno nel nostro ordinamento può rendersi schiavo di qualcun altro, neppure liberamente. Lo stesso valore di indisponibilità è stato accordato finora alla vita, che perciò non fa parte delle cose che si decidono arbitrariamente. Si potrebbe andare oltre, ricordando che la Costituzione afferma che la forma repubblicana e democratica è indisponibile. Quindi di valori indisponibili ce ne sono molti. Oggi la magistratura, inseguendo una concezione individualistica e arbitraria dell’esistenza, ha detto che la vita è disponibile, aprendo di fatto le porte anche all’eutanasia. In stretta relazione con la vicenda giudiziaria si pone la questione del testamento biologico. A questo proposito circolano posizioni di preoccupante individualismo che aprono la strada non a una maggiore libertà quanto a una solitudine esistenziale, nascosta sotto lo slogan del "nessuno deve scegliere per me", e a un concreto rischio di abbandono terapeutico.Lo strumento del testamento biologico così come viene strutturato in alcuni dei progetti di legge presentati in Parlamento sottolinea fortemente l’autonomia del paziente, la quale è tanto sbandierata quanto poi contraddetta. Infatti va sottolineata l’insistenza con la quale si chiede che il testamento biologico sia redatto con l’ausilio di un medico. Il motivo è chiaro: il cittadino non è ritenuto capace di dare disposizioni da solo, perché non conosce la medicina e le situazioni a riguardo delle quali dovrebbe dare indicazioni. Ma ci si può chiedere se il medico si limiterà alle spiegazioni o suggerirà anche le soluzioni che lui riterrà più opportune. L’autonomia, perciò, è più una bandiera che una realtà.Il rispetto vero dell’autonomia personale non passa per l’arbitrio delle scelte, ma per un vero dialogo con il medico e la costituzione di una rete di sostegno che lo accompagni alla morte in modo degno di una persona umana. Il quarto elemento da considerare riguarda il modo con cui Eluana sarà fatta morire. Le saranno tolti i sostegni vitali dell’alimentazione e dell’idratazione. Per giustificare questa scelta ci si è dovuti arrampicare sui vetri, definendo il cibo e l’acqua terapie che configurano una forma di accanimento terapeutico. Ma si tratta di un’affermazione che serve a coprire la realtà, la quale smentisce completamente questa idea. Infatti, come regola generale l’idratazione e l’alimentazione non vanno sospese, perché non richiedono l’impiego di sofisticati sistemi tecnologici e, dunque, non costituiscono mezzi straordinari, bensì mezzi del tutto ordinari. In secondo luogo perché il nutrire non costituisce un trattamento medico, ma un normale trattamento infermieristico, equivalente a girare regolarmente un paziente o fornirgli delle frizioni con l’alcool. Inoltre, il suo valore simbolico è di gran lunga superiore a quello di altri trattamenti infermieristici. Perciò il nutrire si differenzia dal curare.Un ultimo aspetto ci pare essenziale. Di fronte a queste situazioni molti si chiedono se "il trattamento non risulti eccessivamente gravoso". La risposta che ci danno i medici è che i pazienti in stato vegetativo, proprio a causa della loro condizione, non possono percepire la nutrizione artificiale come gravosa. Purtroppo pian piano qualcuno ha avanzato l’idea di giudicare la loro stessa vita come gravosa, ma in questo caso veniamo a porci su un piano diverso: non abbiamo più a che fare con il bene del paziente, ma con le difficoltà dei parenti. E va detto con chiarezza che, per quanto profonda possa essere la sofferenza dei congiunti, non è possibile risolvere il loro problema esistenziale togliendo la vita alla persona che si trova in stato vegetativo. Avremmo a che fare in questo caso con la peggior forma di eutanasia: quella che elimina le persone difficili da accudire, o che riteniamo inutile accudire. Quindi è importante non confondere la gravosità della condizione esistenziale con la presunta gravosità dell’alimentazione e dell’idratazione.La civiltà di una nazione si misura non sull’individualismo libertario ma sul modo con cui è accolta e accudita la vita nei suoi momenti di maggiore fragilità.
"Benessere dell'Occidente e Cristianesimo"
Si sente parlare sempre più spesso di crisi e declino economico, e così è stato anche il 16 gennaio al Palazzo Guasco di Alessandria in occasione del convegno "Non rassegnarsi al declino. Quali ricette per risolvere la crisi nell'alessandrino", promosso da "Iniziativa Subalpina" nella persona del referente dell'Associazione Giovanni Barosini con la partecipazione del presidente, nonché parlamentare, on. Michele Vietti. Vari sono stati gli interventi, dalla Caritas ai sindacati, dalla Confesercenti alla Coldiretti, fino a quello conclusivo, più di carattere politico, dell'on. Vietti. Tutti hanno sottolineato, in qualche modo, la necessità impellente di "rimboccarsi le maniche" per far fronte insieme ai problemi dell'oggi e del domani nell'alessandrino e in Italia. Ad un certo punto però, l'on. Vietti ha invitato anche a fermarsi e a riflettere. cogliendo tale intelligente invito vorrei trascurare per un attimo i dettagli e le strategie, i tecnicismi e i dati particolari per porre con voi una riflessione di più ampio respiro, parlando delle cause morali dell'attuale crisi, allargando l'indagine alla civiltà occidentale nel suo insieme. Per capire le radici morali della prosperità dell'Occidente e quindi del suo declino occorre portare innanzi senza pregiudizi un'analisi comparativa delle diverse culture-civiltà sviluppatesi nel corso dei secoli sul nostro pianeta. Si noterà allora che ciò che contraddistingue quella Occidentale dalle altre culture è l'influenza che su di essa ha avuto e in parte ha ancora il Cristianesimo. L'aspetto forse più immediatamente rilevante della cultura occidentale è la sua superiorità indiscutibile dal punto di vista tecnologico, conseguente alla sua superiorità in campo scientifico sulle altre culture. Ma perché proprio in Occidente si è avuto un così notevole sviluppo della scienza e quindi della tecnica e quindi del benessere? Direi che i fattori maggiormente in questione sono la libertà e la fiducia nella capacità della ragione umana di conoscere la verità. Libertà e verità, dunque, hanno fatto il successo dell'Occidente, la verità impedendo l'eccesso del libertarismo, la libertà quello del totalitarismo. Senza il Cristianesimo non sarebbe stato possibile tale fertilissimo connubio: se, per esempio, da un lato le dottrine di Gesù hanno inesorabilmente eroso l'istituto della schiavitù, incentivando conseguentemente lo sviluppo tecnologico a sostituzione della fatica animalesca, e hanno liberato gli uomini dalla superstizione, dall'altro hanno divulgato quel rigore morale e intellettuale indispensabile al progresso nella ricerca scientifica e nel giusto ordinamento della società. Un episodio emblematico dell'attuale crisi dell'Occidente è senz'altro quello accaduto all'Università La Sapienza di Roma: una esigua minoranza di persone ha attaccato il Papa per la difesa che Egli sostenne, da cardinale, della validità veritativa del metodo scientifico galileiano contro gli attacchi di Feyerabend e di altri filosofi della scienza contemporanei. Insomma il Papa chiedeva solo la libertà di difendere la ragione e ragionevolmente doveva essere lasciato libero di esprimere la sua ragionevole e argomentata opinione, e invece ha vinto, almeno temporaneamente, l'arbitrio irrazionale di pochi illiberali. Mi pare un notevolissimo argomento di riflessione.
Ovada, 17 gennaio 2009 Gianluca Valpondi, coordinatore UDC Ovada
Si sente parlare sempre più spesso di crisi e declino economico, e così è stato anche il 16 gennaio al Palazzo Guasco di Alessandria in occasione del convegno "Non rassegnarsi al declino. Quali ricette per risolvere la crisi nell'alessandrino", promosso da "Iniziativa Subalpina" nella persona del referente dell'Associazione Giovanni Barosini con la partecipazione del presidente, nonché parlamentare, on. Michele Vietti. Vari sono stati gli interventi, dalla Caritas ai sindacati, dalla Confesercenti alla Coldiretti, fino a quello conclusivo, più di carattere politico, dell'on. Vietti. Tutti hanno sottolineato, in qualche modo, la necessità impellente di "rimboccarsi le maniche" per far fronte insieme ai problemi dell'oggi e del domani nell'alessandrino e in Italia. Ad un certo punto però, l'on. Vietti ha invitato anche a fermarsi e a riflettere. cogliendo tale intelligente invito vorrei trascurare per un attimo i dettagli e le strategie, i tecnicismi e i dati particolari per porre con voi una riflessione di più ampio respiro, parlando delle cause morali dell'attuale crisi, allargando l'indagine alla civiltà occidentale nel suo insieme. Per capire le radici morali della prosperità dell'Occidente e quindi del suo declino occorre portare innanzi senza pregiudizi un'analisi comparativa delle diverse culture-civiltà sviluppatesi nel corso dei secoli sul nostro pianeta. Si noterà allora che ciò che contraddistingue quella Occidentale dalle altre culture è l'influenza che su di essa ha avuto e in parte ha ancora il Cristianesimo. L'aspetto forse più immediatamente rilevante della cultura occidentale è la sua superiorità indiscutibile dal punto di vista tecnologico, conseguente alla sua superiorità in campo scientifico sulle altre culture. Ma perché proprio in Occidente si è avuto un così notevole sviluppo della scienza e quindi della tecnica e quindi del benessere? Direi che i fattori maggiormente in questione sono la libertà e la fiducia nella capacità della ragione umana di conoscere la verità. Libertà e verità, dunque, hanno fatto il successo dell'Occidente, la verità impedendo l'eccesso del libertarismo, la libertà quello del totalitarismo. Senza il Cristianesimo non sarebbe stato possibile tale fertilissimo connubio: se, per esempio, da un lato le dottrine di Gesù hanno inesorabilmente eroso l'istituto della schiavitù, incentivando conseguentemente lo sviluppo tecnologico a sostituzione della fatica animalesca, e hanno liberato gli uomini dalla superstizione, dall'altro hanno divulgato quel rigore morale e intellettuale indispensabile al progresso nella ricerca scientifica e nel giusto ordinamento della società. Un episodio emblematico dell'attuale crisi dell'Occidente è senz'altro quello accaduto all'Università La Sapienza di Roma: una esigua minoranza di persone ha attaccato il Papa per la difesa che Egli sostenne, da cardinale, della validità veritativa del metodo scientifico galileiano contro gli attacchi di Feyerabend e di altri filosofi della scienza contemporanei. Insomma il Papa chiedeva solo la libertà di difendere la ragione e ragionevolmente doveva essere lasciato libero di esprimere la sua ragionevole e argomentata opinione, e invece ha vinto, almeno temporaneamente, l'arbitrio irrazionale di pochi illiberali. Mi pare un notevolissimo argomento di riflessione.
Ovada, 17 gennaio 2009 Gianluca Valpondi, coordinatore UDC Ovada
Ovadese: è ancora allarme neve
Ovada - 02/02/2009
Sesta nevicata, ieri sera, sull’ovadese in un inverno che da novembre ha stretto in una morsa di gelo tutto il territorio. Ieri, all’imbrunire, fiocchi bianchi hanno cominciato a scendere su tutta la zona, con intensità particolare sulle colline e nei paesi più a ridosso dell’Appennino. In breve una patina bianca ha ricoperto le strade, rendendo il fondo scivoloso. Poi, la temperatura, divenuta molto rigida, ha bloccato la caduta della neve: la neve s’è ghiacciata e le strade, soprattutto nei paesi, si sono trasformate in lastre di ghiaccio con pericoli notevoli per la circolazione veicolare e per quella pedonale. Più agevole il transito sulle provinciali dove lo spargimento di sale ha evitato il formarsi del ghiaccio. Sull’A26 la situazione s’è mantenuta tranquilla: nessun particolare problema sino a tarda sera. Le pattuglie tuttavia sono state poste in stato d’allerta per la notte perché intorno alle 21 è ricominciato a nevicare e le previsioni annunciavano un intensificarsi delle precipitazioni nelle ore della notte, con possibili fenomeni di tormenta in valle Stura, dato il forte vento proveniente dalla Liguria.
Per Ovada e l’interland ormai l’emergenza neve è diventato un vero problema e sta mettendo in ginocchio i bilanci dei Comuni poiché si è già abbondantemente superato il limite di spesa previsto per gli interventi dell’intero inverno
Ovada - 02/02/2009
Sesta nevicata, ieri sera, sull’ovadese in un inverno che da novembre ha stretto in una morsa di gelo tutto il territorio. Ieri, all’imbrunire, fiocchi bianchi hanno cominciato a scendere su tutta la zona, con intensità particolare sulle colline e nei paesi più a ridosso dell’Appennino. In breve una patina bianca ha ricoperto le strade, rendendo il fondo scivoloso. Poi, la temperatura, divenuta molto rigida, ha bloccato la caduta della neve: la neve s’è ghiacciata e le strade, soprattutto nei paesi, si sono trasformate in lastre di ghiaccio con pericoli notevoli per la circolazione veicolare e per quella pedonale. Più agevole il transito sulle provinciali dove lo spargimento di sale ha evitato il formarsi del ghiaccio. Sull’A26 la situazione s’è mantenuta tranquilla: nessun particolare problema sino a tarda sera. Le pattuglie tuttavia sono state poste in stato d’allerta per la notte perché intorno alle 21 è ricominciato a nevicare e le previsioni annunciavano un intensificarsi delle precipitazioni nelle ore della notte, con possibili fenomeni di tormenta in valle Stura, dato il forte vento proveniente dalla Liguria.
Per Ovada e l’interland ormai l’emergenza neve è diventato un vero problema e sta mettendo in ginocchio i bilanci dei Comuni poiché si è già abbondantemente superato il limite di spesa previsto per gli interventi dell’intero inverno
OVADA (http://www.comune.ovada.al.it)
Cose da vedere: Parrocchiale antica, Parrocchiale dell’Assunta, Palazzo Spinola, Casa natale e Museo di S. Paolo della Croce, Scuola di Musica “Antonio Rebora”, Civico Paleontologico “Giulio Maini”, Museo della maschera di Roccagrimalda.
Citata nei documenti di fondazione dell’Abbazia di Spigno (991), a partire dal sec. XIII la città comincia a gravitare nella sfera d’influenza di Genova, da cui rimane condizionata in ambito politico e culturale. Ovada conserva numerose tradizioni tipicamente liguri, come le processioni delle confraternite religiose, che due volte all’anno sfilano per le vie cittadine con immensi Crocifissi.
Ricche di castelli sono le colline dei dintorni. Quasi ogni comune dispone di un proprio castello, come Silvano d’Orba, Roccagrimalda, Cremolino, Mornese e Montaldeo, conferendo al panorama collinare una particolare suggestione. Caratteristica la torre trecentesca del castello di Roccagrimalda (http://www.ovada.it/roccagrimalda), rifatto in epoche successive e arricchito di un giardino all’italiana.
A Trisobbio, paese disposto su tre terrazzamenti con-centrici, sintomi di un impianto fortificato, il Castello presenta un corpo massiccio ingentilito da bifore e da una singola torre merlata angolare, rifacimenti moderni di una struttura preesistente al Duecento.
Ancora più antico il nucleo del Castello di Tagliolo Monferrato (http://www.comunetagliolo.it) , una torre del sec. X poi rafforzata dai Genovesi e più volte rimaneggiata, in ultimo dal D’Andrade: le splendide sale interne ospitano un Archivio storico e una Biblioteca.
Arrampicato su una scarpata, il Castello di Lerma appartiene da sempre alla famiglia Spinola e non riesce - pur con ingentilimenti rinascimentali - a nascondere la sua destinazione militare.
Merita una visita Castelletto d’Orba, località turistica conosciuta per le acque oligominerali.
Ovada (http://www.comune.ovada.al.it) e dintorni
Chiusa al pubblico è la Loggia di San Sebastiano (già chiesa di Santa Maria), costruita su preesistenze romaniche nel sec. XIII, con affreschi risalenti al sec. XV.
Di costruzione contemporanea il santuario cittadino dedicato a San Paolo della Croce, la cui casa natale nel centro storico è insieme museo e monumento nazionale.
Nei dintorni di Silvano d’Orba troviamo la Pieve di Santa Maria in Prelio, databile al sec. IX, che conserva al suo interno numerosi ex-voto della pietà popolare, che ha provveduto a conservare anche il vicino Oratorio di San Rocco (inizi sec. XVI) e il Santuario di San Pancrazio, raggiungibile con un escursione sulla collina nei pressi del castello, con una vista incantevole sull’Appennino ligure-piemontese.
Cose da vedere: Parrocchiale antica, Parrocchiale dell’Assunta, Palazzo Spinola, Casa natale e Museo di S. Paolo della Croce, Scuola di Musica “Antonio Rebora”, Civico Paleontologico “Giulio Maini”, Museo della maschera di Roccagrimalda.
Citata nei documenti di fondazione dell’Abbazia di Spigno (991), a partire dal sec. XIII la città comincia a gravitare nella sfera d’influenza di Genova, da cui rimane condizionata in ambito politico e culturale. Ovada conserva numerose tradizioni tipicamente liguri, come le processioni delle confraternite religiose, che due volte all’anno sfilano per le vie cittadine con immensi Crocifissi.
Ricche di castelli sono le colline dei dintorni. Quasi ogni comune dispone di un proprio castello, come Silvano d’Orba, Roccagrimalda, Cremolino, Mornese e Montaldeo, conferendo al panorama collinare una particolare suggestione. Caratteristica la torre trecentesca del castello di Roccagrimalda (http://www.ovada.it/roccagrimalda), rifatto in epoche successive e arricchito di un giardino all’italiana.
A Trisobbio, paese disposto su tre terrazzamenti con-centrici, sintomi di un impianto fortificato, il Castello presenta un corpo massiccio ingentilito da bifore e da una singola torre merlata angolare, rifacimenti moderni di una struttura preesistente al Duecento.
Ancora più antico il nucleo del Castello di Tagliolo Monferrato (http://www.comunetagliolo.it) , una torre del sec. X poi rafforzata dai Genovesi e più volte rimaneggiata, in ultimo dal D’Andrade: le splendide sale interne ospitano un Archivio storico e una Biblioteca.
Arrampicato su una scarpata, il Castello di Lerma appartiene da sempre alla famiglia Spinola e non riesce - pur con ingentilimenti rinascimentali - a nascondere la sua destinazione militare.
Merita una visita Castelletto d’Orba, località turistica conosciuta per le acque oligominerali.
Ovada (http://www.comune.ovada.al.it) e dintorni
Chiusa al pubblico è la Loggia di San Sebastiano (già chiesa di Santa Maria), costruita su preesistenze romaniche nel sec. XIII, con affreschi risalenti al sec. XV.
Di costruzione contemporanea il santuario cittadino dedicato a San Paolo della Croce, la cui casa natale nel centro storico è insieme museo e monumento nazionale.
Nei dintorni di Silvano d’Orba troviamo la Pieve di Santa Maria in Prelio, databile al sec. IX, che conserva al suo interno numerosi ex-voto della pietà popolare, che ha provveduto a conservare anche il vicino Oratorio di San Rocco (inizi sec. XVI) e il Santuario di San Pancrazio, raggiungibile con un escursione sulla collina nei pressi del castello, con una vista incantevole sull’Appennino ligure-piemontese.
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