L'embrione ha fin dall'inizio dignità di persona
INTRODUZIONE
1. Ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona. Questo principio fondamentale, che esprime un grande “sì” alla vita umana, deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica, che riveste un’importanza sempre maggiore nel mondo di oggi. Il Magistero della Chiesa è già intervenuto più volte, al fine di chiarire e risolvere i relativi problemi morali. Di particolare rilevanza in questa materia è stata l’Istruzione Donum vitae. A vent’anni dalla sua pubblicazione è emersa nondimeno l’opportunità di apportare un aggiornamento a tale documento.
L’insegnamento di detta Istruzione conserva intatto il suo valore sia per i principi richiamati sia per le valutazioni morali espresse. Nuove tecnologie biomediche, tuttavia, introdotte in questo ambito delicato della vita dell’essere umano e della famiglia, provocano ulteriori interrogativi, in particolare nel settore della ricerca sugli embrioni umani e dell’uso delle cellule staminali a fini terapeutici nonché in altri ambiti della medicina sperimentale, così da sollevare nuove domande che richiedono altrettante risposte. La rapidità degli sviluppi in ambito scientifico e la loro amplificazione tramite i mezzi di comunicazione sociale provocano attese e perplessità in settori sempre più vasti dell’opinione pubblica. Al fine di regolamentare giuridicamente tali problemi, le Assemblee legislative sono spesso sollecitate a prendere decisioni, coinvolgendo talora anche la consultazione popolare.Queste ragioni hanno portato la Congregazione per la Dottrina della Fede a predisporre una nuova Istruzione di natura dottrinale, che affronta alcune problematiche recenti alla luce dei criteri enunciati nell’Istruzione Donum vitae e riprende in esame altri temi già trattati, ma ritenuti bisognosi di ulteriori chiarimenti.
2. Nel procedere a questo esame, si è inteso sempre tenere presenti gli aspetti scientifici, giovandosi dell’analisi della Pontificia Accademia per la Vita e di un gran numero di esperti, per confrontarli con i principi dell’antropologia cristiana. Le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ed altri interventi del Magistero offrono chiare indicazioni di metodo e di contenuto per l’esame dei problemi considerati.Nel variegato panorama filosofico e scientifico attuale è possibile constatare di fatto una ampia e qualificata presenza di scienziati e di filosofi che, nello spirito del giuramento di Ippocrate, vedono nella scienza medica un servizio alla fragilità dell’uomo, per la cura delle malattie, l’alleviamento della sofferenza e l’estensione delle cure necessarie in misura equa a tutta l’umanità. Non mancano, però, rappresentanti della filosofia e della scienza che considerano il crescente sviluppo delle tecnologie biomediche in una prospettiva sostanzialmente eugenetica.
3. La Chiesa cattolica, nel proporre principi e valutazioni morali per la ricerca biomedica sulla vita umana, attinge alla luce sia della ragione sia della fede, contribuendo ad elaborare una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una grande riverenza per la vita.Il Magistero intende portare una parola di incoraggiamento e di fiducia nei confronti di una prospettiva culturale che vede la scienza come prezioso servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano. La Chiesa pertanto guarda con speranza alla ricerca scientifica, augurando che siano molti i cristiani a dedicarsi al progresso della biomedicina e a testimoniare la propria fede in tale ambito. Auspica inoltre che i risultati di questa ricerca siano resi disponibili anche nelle aree povere e colpite dalle malattie, per affrontare le necessità più urgenti e drammatiche dal punto di vista umanitario. E infine intende essere presente accanto ad ogni persona che soffre nel corpo e nello spirito, per offrire non soltanto un conforto, ma la luce e la speranza. Queste danno senso anche ai momenti della malattia e all’esperienza della morte, che appartengono di fatto alla vita dell’uomo e ne segnano la storia, aprendola al mistero della Risurrezione. Lo sguardo della Chiesa infatti è pieno di fiducia perché «la vita vincerà: è questa per noi una sicura speranza. Sì, vincerà la vita, perché dalla parte della vita stanno la verità, il bene, la gioia, il vero progresso. Dalla parte della vita è Dio, che ama la vita e la dona con larghezza». La presente Istruzione si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità. Essa comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano.
PRIMA PARTE: ASPETTI ANTROPOLOGICI, TEOLOGICI ED ETICI DELLA VITA E DELLA PROCREAZIONE UMANA
4. Negli ultimi decenni le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza. Esse sono giunte a conoscere meglio le strutture biologiche dell’uomo e il processo della sua generazione. Questi sviluppi sono certamente positivi e meritano di essere sostenuti, quando servono a superare o a correggere patologie e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi. Essi sono invece negativi, e pertanto non si possono condividere, quando implicano la soppressione di esseri umani o usano mezzi che ledono la dignità della persona oppure sono adottati per finalità contrarie al bene integrale dell’uomo. Il corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, non è mai riducibile all’insieme delle sue cellule. Il corpo embrionale si sviluppa progressivamente secondo un “programma” ben definito e con un proprio fine che si manifesta con la nascita di ogni bambino.Giova qui richiamare il criterio etico fondamentale espresso nell’Istruzione Donum vitae per valutare tutte le questioni morali che si pongono in relazione agli interventi sull’embrione umano: «Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».
5. Quest’affermazione di carattere etico, riconoscibile come vera e conforme alla legge morale naturale dalla stessa ragione, dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento giuridico. Essa suppone, infatti, una verità di carattere ontologico, in forza di quanto la suddetta Istruzione ha evidenziato, a partire da solide conoscenze scientifiche, circa la continuità dello sviluppo dell’essere umano.Se l’Istruzione Donum vitae non ha definito che l’embrione è persona, per non impegnarsi espressamente su un’affermazione d’indole filosofica, ha rilevato tuttavia che esiste un nesso intrinseco tra la dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano. Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire «un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?». La realtà dell’essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L’embrione umano, quindi, ha fin dall’inizio la dignità propria della persona.
6. Il rispetto di tale dignità compete a ogni essere umano, perché esso porta impressi in sé in maniera indelebile la propria dignità e il proprio valore. L’origine della vita umana, d’altra parte, ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime l’amore reciproco tra l’uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro «deve essere il frutto del matrimonio». Il matrimonio, presente in tutti i tempi e in tutte le culture, «è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e all’educazione di nuove vite» . Nella fecondità dell’amore coniugale l’uomo e la donna «rendono evidente che all’origine della loro vita sponsale vi è un “sì” genuino che viene pronunciato e realmente vissuto nella reciprocità, rimanendo sempre aperto alla vita… La legge naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi».
7. È convinzione della Chiesa che ciò che è umano non solamente è accolto e rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato. Dio, dopo aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (cf. Gn 1, 26), ha qualificato la sua creatura come «molto buona» (Gn 1, 31) per poi assumerla nel Figlio (cf. Gv 1, 14). Il Figlio di Dio nel mistero dell’Incarnazione ha confermato la dignità del corpo e dell’anima costitutivi dell’essere umano. Il Cristo non ha disdegnato la corporeità umana, ma ne ha svelato pienamente il significato e il valore: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». Divenendo uno di noi, il Figlio fa sì che possiamo diventare «figli di Dio» (Gv 1,12), «partecipi della natura divina» (2 Pt 1, 4). Questa nuova dimensione non contrasta con la dignità della creatura riconoscibile con la ragione da parte di tutti gli uomini, ma la eleva ad un ulteriore orizzonte di vita, che è quella propria di Dio e consente di riflettere più adeguatamente sulla vita umana e sugli atti che la pongono in essere. Alla luce di questi dati di fede, risulta ancor più accentuato e rafforzato il rispetto nei riguardi dell’individuo umano che è richiesto dalla ragione: per questo non c’è contrapposizione tra l’affermazione della dignità e quella della sacralità della vita umana. «I diversi modi secondo cui nella storia Dio ha cura del mondo e dell'uomo, non solo non si escludono tra loro, ma al contrario si sostengono e si compenetrano a vicenda. Tutti scaturiscono e concludono all'eterno disegno sapiente e amoroso con il quale Dio predestina gli uomini “ad essere conformi all'immagine del Figlio suo” (Rm 8, 29)».
8. A partire dall’insieme di queste due dimensioni, l’umana e la divina, si comprende meglio il perché del valore inviolabile dell’uomo: egli possiede una vocazione eterna ed è chiamato a condividere l’amore trinitario del Dio vivente. Questo valore si applica a tutti indistintamente. Per il solo fatto d’esistere, ogni essere umano deve essere pienamente rispettato. Si deve escludere l’introduzione di criteri di discriminazione, quanto alla dignità, in base allo sviluppo biologico, psichico, culturale o allo stato di salute. Nell’uomo, creato ad immagine di Dio, si riflette, in ogni fase della sua esistenza, «il volto del suo Figlio Unigenito… Questo amore sconfinato e quasi incomprensibile di Dio per l’uomo rivela fino a che punto la persona umana sia degna di essere amata in se stessa, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione – intelligenza, bellezza, salute, giovinezza, integrità e così via. In definitiva, la vita umana è sempre un bene, poiché “essa è nel mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza, orma della sua gloria” (Evangelium vitae, 34)».
9. Queste due dimensioni di vita, quella naturale e quella soprannaturale, permettono anche di comprendere meglio in quale senso gli atti che consentono all’essere umano di venire all’esistenza, nei quali l’uomo e la donna si donano mutuamente l’uno all’altra, sono un riflesso dell’amore trinitario. «Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell’uomo e nella donna la vocazione a una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre». Il matrimonio cristiano «affonda le sue radici nella naturale complementarietà che esiste tra l’uomo e la donna, e si alimenta mediante la volontà personale degli sposi di condividere l’intero progetto di vita, ciò che hanno e ciò che sono: perciò tale comunione è il frutto e il segno di una esigenza profondamente umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume questa esigenza umana, la conferma, la purifica e la eleva, conducendola a perfezione col sacramento del matrimonio: lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d'amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l'indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù».
10. La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l’uomo e le sue origini, non interviene nell’ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita. L’intervento del Magistero rientra nella sua missione di promuovere la formazione delle coscienze, insegnando autenticamente la verità che è Cristo, e nello stesso tempo dichiarando e confermando autoritativamente i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana.
SECONDA PARTE: NUOVI PROBLEMI RIGUARDANTI LA PROCREAZIONE
11. Alla luce dei principi sopra ricordati occorre ora prendere in esame alcuni problemi riguardanti la procreazione, emersi e meglio delineatisi negli anni successivi alla pubblicazione dell’Istruzione Donum vitae.
Le tecniche di aiuto alla fertilità
12. Per quanto riguarda la cura dell’infertilità, le nuove tecniche mediche devono rispettare tre beni fondamentali: a) il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte naturale; b) l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro; c) i valori specificamente umani della sessualità, che «esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi». Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione «non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell’arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell’amore e al dono della vita». Alla luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell’atto coniugale. Sono invece ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità. L’Istruzione Donum vitae si esprime così: «Il medico è al servizio delle persone e della procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse. L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto». E, a proposito dell’inseminazione artificiale omologa, dice: «L’inseminazione artificiale omologa all’interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell’atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale».
13. Sono certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale, come ad esempio la cura ormonale dell’infertilità di origine gonadica, la cura chirurgica di una endometriosi, la disostruzione delle tube, oppure la restaurazione microchirurgica della pervietà tubarica. Tutte queste tecniche possono essere considerate come autentiche terapie, nella misura in cui, una volta risolto il problema che era all’origine dell’infertilità, la coppia possa porre atti coniugali con un esito procreativo, senza che il medico debba interferire direttamente nell’atto coniugale stesso. Nessuna di queste tecniche sostituisce l’atto coniugale, che unicamente è degno di una procreazione veramente responsabile.Per venire incontro al desiderio di non poche coppie sterili ad avere un figlio, sarebbe inoltre auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare, con opportune misure legislative, la procedura dell’adozione dei numerosi bambini orfani, che hanno bisogno, per il loro adeguato sviluppo umano, di un focolare domestico. C’è da osservare, infine, che meritano un incoraggiamento le ricerche e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità.
Fecondazione in vitro ed eliminazione volontaria di embrioni
14. Il fatto che la fecondazione in vitro comporti assai frequentemente l’eliminazione volontaria di embrioni è già stato rilevato dall’Istruzione Donum vitae. Alcuni pensavano che ciò fosse dovuto a una tecnica ancora parzialmente imperfetta. L’esperienza successiva ha dimostrato invece che tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l’embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate.È vero che circa un terzo delle donne che ricorrono alla procreazione artificiale giunge ad avere un bambino. Occorre tuttavia rilevare che, considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. In realtà è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere migliori risultati in termini di percentuale di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento, ma non sembra avere un effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione.
15. Spesso si obietta che tali perdite di embrioni sarebbero il più delle volte preterintenzionali, o avverrebbero addirittura contro la volontà dei genitori e dei medici. Si afferma che si tratterebbe di rischi non molto diversi da quelli connessi al processo naturale della generazione, e che voler comunicare la vita senza correre alcun rischio comporterebbe in pratica astenersi dal trasmetterla. È vero che non tutte le perdite di embrioni nell’ambito della procreazione in vitro hanno lo stesso rapporto con la volontà dei soggetti interessati. Ma è anche vero che in molti casi l’abbandono, la distruzione o le perdite di embrioni sono previsti e voluti. Gli embrioni prodotti in vitro che presentano difetti vengono direttamente scartati. Sono sempre più frequenti i casi in cui coppie non sterili ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l’unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli. È prassi ormai comune in molti Paesi la stimolazione del ciclo femminile per ottenere un alto numero di ovociti, che vengono fecondati. Tra gli embrioni ottenuti un certo numero è trasferito nel grembo materno, e gli altri vengono congelati per eventuali futuri interventi riproduttivi. La finalità del trasferimento multiplo è di assicurare, per quanto possibile, l’impianto di almeno un embrione. Il mezzo impiegato per giungere a questo fine è l’utilizzo di un numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che alcuni vengano perduti e, in ogni caso, si eviti la gravidanza multipla. In questo modo la tecnica del trasferimento multiplo comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni. Colpisce il fatto che né la comune deontologia professionale né le autorità sanitarie ammetterebbero in nessun altro ambito della medicina una tecnica con un tasso globale così alto di esiti negativi e fatali. Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate, perché si presuppone che l’embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare.Questa triste realtà, spesso taciuta, è del tutto deprecabile, in quanto «le varie tecniche di riproduzione artificiale, che sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa intenzione, in realtà aprono la porta a nuovi attentati contro la vita».
16. La Chiesa, inoltre, ritiene eticamente inaccettabile la dissociazione della procreazione dal contesto integralmente personale dell’atto coniugale: la procreazione umana è un atto personale della coppia uomo-donna che non sopporta alcun tipo di delega sostitutiva. La pacifica accettazione dell’altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente che la sostituzione dell’atto coniugale con una procedura tecnica – oltre a non essere conforme al rispetto che si deve alla procreazione, non riducibile alla sola dimensione riproduttiva – contribuisce ad indebolire la consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di tale rispetto viene invece favorito dall’intimità degli sposi animata dall’amore coniugale. La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità. Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio. Il desiderio di un figlio non può giustificarne la “produzione”, così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l’abbandono o la distruzione.In realtà si ha l’impressione che alcuni ricercatori, privi di ogni riferimento etico e consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico, sembrano cedere alla logica dei soli desideri soggettivi e alla pressione economica, tanto forte in questo campo. Di fronte alla strumentalizzazione dell’essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che «l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza… Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale».
L’Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)
17. Tra le tecniche recenti di fecondazione artificiale ha progressivamente assunto un particolare rilievo l’Intra Cytoplasmic Sperm Injection. L’ICSI è diventata la tecnica di gran lunga più utilizzata nell’ottica della migliore efficacia, e può superare diverse forme di sterilità maschile.Come la fecondazione in vitro, della quale costituisce una variante, l’ICSI è una tecnica intrinsecamente illecita: essa opera una completa dissociazione tra la procreazione e l’atto coniugale. Infatti anche l’ICSI «è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell’intervento; essa affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e all’uguaglianza che dev’essere comune a genitori e figli. Il concepimento in vitro è il risultato dell’azione tecnica che presiede alla fecondazione; essa non è né di fatto ottenuta né positivamente voluta come l’espressione e il frutto di un atto specifico dell’unione coniugale».
Il congelamento di embrioni
18. Uno dei metodi adoperati per ottenere il miglioramento del tasso di riuscita delle tecniche di procreazione in vitro è la moltiplicazione del numero dei trattamenti successivi. Per non ripetere i prelievi di ovociti nella donna, si procede a un unico prelievo plurimo di ovociti, seguito dalla crioconservazione di una parte importante degli embrioni ottenuti in vitro, in previsione di un secondo ciclo di trattamento, nel caso di insuccesso del primo, ovvero nel caso in cui i genitori volessero un’altra gravidanza. Talvolta si procede al congelamento anche degli embrioni destinati al primo trasferimento, perché la stimolazione ormonale del ciclo femminile produce degli effetti che consigliano di attendere la normalizzazione delle condizioni fisiologiche prima di procedere al trasferimento degli embrioni nel grembo materno. La crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni. La maggior parte degli embrioni non utilizzati rimangono “orfani”. I loro genitori non li richiedono, e talvolta se ne perdono le tracce. Ciò spiega l’esistenza di depositi di migliaia e migliaia di embrioni congelati in quasi tutti i Paesi dove si pratica la fecondazione in vitro.
19. Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro? Alcuni si pongono tale interrogativo senza coglierne la sostanza etica, motivati unicamente dalla necessità di osservare la legge che impone di svuotare dopo un certo tempo i depositi dei centri di crioconservazione, che poi saranno nuovamente riempiti. Altri sono coscienti, invece, che è stata commessa una grave ingiustizia e si interrogano su come ottemperare al dovere di ripararvi. Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché trattano gli embrioni come semplice “materiale biologico” e comportano la loro distruzione. Neppure la proposta di scongelare questi embrioni e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri, è ammissibile. Anche la proposta di metterli a disposizione di coppie infertili, come “terapia dell’infertilità”, non è eticamente accettabile a causa delle stesse ragioni che rendono illecita sia la procreazione artificiale eterologa sia ogni forma di maternità surrogata; questa pratica comporterebbe poi diversi altri problemi di tipo medico, psicologico e giuridico.È stata inoltre avanzata la proposta, solo al fine di dare un’opportunità di nascere ad esseri umani altrimenti condannati alla distruzione, di procedere ad una forma di “adozione prenatale”. Tale proposta, lodevole nelle intenzioni di rispetto e di difesa della vita umana, presenta tuttavia vari problemi non dissimili da quelli sopra elencati. Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile. Perciò Giovanni Paolo II lanciò un «appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni “congelati”, i quali sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane».
Il congelamento di ovociti
20. Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è stata avanzata nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta di congelare gli ovociti. Una volta che è stato prelevato un numero congruo di ovociti nella previsione di diversi cicli di procreazione artificiale, si prevede di fecondare soltanto gli ovociti che saranno trasferiti nella madre, e gli altri verrebbero congelati per essere eventualmente fecondati e trasferiti in caso di insuccesso del primo tentativo. Al riguardo occorre precisare che la crioconservazione di ovociti in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile.
La riduzione embrionale
21. Alcune tecniche usate nella procreazione artificiale, soprattutto il trasferimento di più embrioni al grembo materno, hanno dato luogo ad un aumento significativo della percentuale di gravidanze multiple. Perciò si è fatta strada l’idea di procedere alla cosiddetta riduzione embrionale. Essa consiste in un intervento per ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno materno mediante la loro diretta soppressione. La decisione di sopprimere esseri umani, in precedenza fortemente desiderati, rappresenta un paradosso e comporta spesso sofferenza e sentimento di colpa, che possono durare anni. Dal punto di vista etico, la riduzione embrionale è un aborto intenzionale selettivo. Si tratta, infatti, di eliminazione deliberata e diretta di uno o più esseri umani innocenti nella fase iniziale della loro esistenza, e come tale costituisce sempre un disordine morale grave. Le argomentazioni proposte per giustificare eticamente la riduzione embrio-nale si fondano spesso su analogie con catastrofi naturali o situazioni di emergenza nelle quali, malgrado la buona volontà di ciascuno, non è possibile salvare tutte le persone coinvolte. Queste analogie non possono fondare in alcun modo un giudizio morale positivo su una pratica direttamente abortiva. Altre volte ci si richiama a principi morali, come quelli del male minore o del duplice effetto, che qui non sono applicabili. Non è mai lecito, infatti, realizzare un’azione che è intrinsecamente illecita, neppure in vista di un fine buono: il fine non giustifica i mezzi.
La diagnosi pre-impiantatoria
22. La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità particolari.Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale, dove la fase diagnostica è ben separata dalla fase dell’eventuale eliminazione e nell’ambito della quale le coppie rimangono libere di accogliere il bambino malato, alla diagnosi pre-impian-tatoria segue ordinariamente l’eliminazione dell’embrione designato come “sospetto” di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi pre-impiantatoria – sempre connessa con la fecondazione artificiale, già di per sé intrinsecamente illecita – è finalizzata di fatto ad una selezione qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura come una pratica abortiva precoce. La diagnosi pre-impiantatoria è quindi espressione di quella mentalità eugenetica, «che accetta l’aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalità è lesiva della dignità umana e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di normalità e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell’infanticidio e dell’eutanasia». Trattando l’embrione umano come semplice “materiale di laboratorio”, si opera un’alterazione e una discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana. La dignità appartiene ugualmente ad ogni singolo essere umano e non dipende dal progetto parentale, dalla condizione sociale, dalla formazione culturale, dallo stato di sviluppo fisico. Se in altri tempi, pur accettando in generale il concetto e le esigenze della dignità umana, veniva praticata la discriminazione per motivi di razza, religione o condizione sociale, oggi si assiste ad una non meno grave ed ingiusta discriminazione che porta a non riconoscere lo statuto etico e giuridico di esseri umani affetti da gravi patologie e disabilità: si viene così a dimenticare che le persone malate e disabili non sono una specie di categoria a parte perché la malattia e la disabilità appartengono alla condizione umana e riguardano tutti in prima persona, anche quando non se ne fa esperienza diretta. Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere considerata giuridicamente inaccettabile, così come è doveroso eliminare le barriere culturali, economiche e sociali, che minano il pieno riconoscimento e la tutela delle persone disabili e malate.
Nuove forme di intercezione e contragestazione
23. Accanto ai mezzi contraccettivi propriamente detti, che impediscono il concepimento a seguito di un atto sessuale, esistono altri mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito, prima o dopo l’impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno, e contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato. Per favorire la diffusione dei mezzi intercettivi, si afferma talvolta che il loro meccanismo di azione non sarebbe sufficientemente conosciuto. È vero che non sempre si dispone di una conoscenza completa del meccanismo di azione dei diversi farmaci usati, ma gli studi sperimentali dimostrano che l’effetto di impedire l’impianto è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione. Si deve notare, tuttavia, che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente.Quando si constata un ritardo mestruale, si ricorre talora alla contragestazione, che viene praticata abitualmente entro una o due settimane dopo la constatazione del ritardo. Lo scopo dichiarato è quello di far ricomparire la mestruazione, ma in realtà si tratta dell’aborto di un embrione appena annidato.Come si sa, l’aborto «è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita». Pertanto l’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale. Inoltre, qualora si raggiunga la certezza di aver realizzato l’aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi conseguenze penali.
TERZA PARTE: NUOVE PROPOSTE TERAPEUTICHE CHE COMPORTANO LA MANIPOLAZIONE DELL’EMBRIONE O DEL PATRIMONIO GENETICO UMANO
24. Le conoscenze acquisite negli ultimi anni hanno aperto nuove prospettive per la medicina rigenerativa e per la terapia delle malattie su base genetica. In particolare ha suscitato un grande interesse la ricerca sulle cellule staminali embrionali e sulle possibili applicazioni terapeutiche future, che tuttavia fino ad oggi non hanno trovato riscontro sul piano dei risultati effettivi, a differenza della ricerca sulle cellule staminali adulte. Dal momento che alcuni hanno ritenuto che i traguardi terapeutici eventualmente raggiungibili mediante le cellule staminali embrionali potevano giustificare diverse forme di manipolazione e di distruzione di embrioni umani, è emerso un insieme di questioni nell’ambito della terapia genica, della clonazione e dell’utilizzo di cellule staminali, sulle quali è necessario un attento discernimento morale.
La terapia genica
25. Con il termine terapia genica si intende comunemente l’applicazione all’uomo delle tecniche di ingegneria genetica con una finalità terapeutica, vale a dire, con lo scopo di curare malattie su base genetica, anche se recentemente si sta tentando di applicare la terapia genica al trattamento di malattie non ereditarie, ed in particolare al trattamento del cancro. In teoria, è possibile applicare la terapia genica a due livelli: nelle cellule somatiche e nelle cellule germinali. La terapia genica somatica si propone di eliminare o ridurre difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche, cioè delle cellule non riproduttive, che compongono i tessuti e gli organi del corpo. Si tratta, in questo caso, di interventi mirati a determinati distretti cellulari, con effetti confinati nel singolo individuo. La terapia genica germinale mira invece a correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto all’eventuale discendenza del medesimo. Tali interventi di terapia genica, sia somatica che germinale, possono essere effettuati sul feto prima della nascita – si parla allora di terapia genica in utero – o dopo la nascita, sul bambino o sull’adulto.
26. Per la valutazione morale occorre tener presenti queste distinzioni. Gli interventi sulle cellule somatiche con finalità strettamente terapeutica sono in linea di principio moralmente leciti. Tali interventi intendono ripristinare la normale configurazione genetica del soggetto oppure contrastare i danni derivanti da anomalie genetiche presenti o da altre patologie correlate. Dato che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente, bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l’integrità fisica, che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un suo legittimo rappresentante.Diversa è la valutazione morale della terapia genica germinale. Qualunque modifica genetica apportata alle cellule germinali di un soggetto sarebbe trasmessa alla sua eventuale discendenza. Poiché i rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco controllabili, allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie. Nell’ipotesi dell’applicazione della terapia genica sull’embrione, poi, occorre aggiungere che essa necessita di essere attuata in un contesto tecnico di fecondazione in vitro, andando incontro quindi a tutte le obiezioni etiche relative a tali procedure. Per queste ragioni, quindi, si deve affermare che, allo stato attuale, la terapia genica germinale, in tutte le sue forme, è moralmente illecita.
27. Una considerazione specifica merita l’ipotesi di finalità applicative dell’ingegneria genetica diverse da quella terapeutica. Taluni hanno immaginato la possibilità di utilizzare le tecniche di ingegneria genetica per realizzare manipolazioni con presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione genetica. In alcune di queste proposte si manifesta una sorta di insoddisfazione o persino di rifiuto del valore dell’essere umano come creatura e persona finita. A parte le difficoltà tecniche di realizzazione, con tutti i rischi reali e potenziali connessi, emerge soprattutto il fatto che tali manipolazioni favoriscono una mentalità eugenetica e introducono un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui. Inoltre, ci si chiede chi potrebbe stabilire quali modifiche siano da ritenersi positive e quali no, o quali dovrebbero essere i limiti delle richieste individuali di presunto miglioramento, dal momento che non sarebbe materialmente possibile esaudire i desideri di ciascun singolo uomo. Ogni possibile risposta a questi interrogativi deriverebbe comunque da criteri arbitrari ed opinabili. Tutto ciò porta a concludere che una tale prospettiva d’intervento finirebbe, prima o poi, per nuocere al bene comune, favorendo il prevalere della volontà di alcuni sulla libertà degli altri. Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l’uomo pretende di sostituirsi al Creatore.Nell’affermare la negatività etica di questo tipo di interventi, che implicano un ingiusto dominio dell’uomo sull’uomo, la Chiesa richiama anche la necessità di tornare ad una prospettiva di cura delle persone e di educazione all’accoglienza della vita umana nella sua concreta finitezza storica.
La clonazione umana
28. Per clonazione umana si intende la riproduzione asessuale e agamica dell’intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più “copie” dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all’unico progenitore. La clonazione viene proposta con due scopi fondamentali: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca. La clonazione riproduttiva sarebbe in teoria capace di soddisfare alcune particolari esigenze, quali, ad esempio, il controllo dell’evoluzione umana; la selezione di esseri umani con qualità superiori; la preselezione del sesso del nascituro; la produzione di un figlio che sia la “copia” di un altro; la produzione di un figlio per una coppia affetta da forme di sterilità non altrimenti trattabili. La clonazione terapeutica, invece, è stata proposta come strumento di produzione di cellule staminali embrionali con patrimonio genetico pre-determinato, in modo da superare il problema del rigetto (immunoincompatibilità); essa è dunque collegata con la tematica dell’impiego delle cellule staminali.I tentativi di clonazione hanno suscitato viva preoccupazione nel mondo intero. Diversi organismi a livello nazionale e internazionale hanno espresso valutazioni negative sulla clonazione umana e nella stragrande maggioranza dei Paesi è stata vietata. La clonazione umana è intrinsecamente illecita, in quanto, portando all’estremo la negatività etica delle tecniche di fecondazione artificiale, intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana.
29. Qualora la clonazione avesse uno scopo riproduttivo, si imporrebbe al soggetto clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto – come è stato affermato – ad una forma di schiavitù biologica dalla quale difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un’altra persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest’ultima e all’uguaglianza fondamentale tra gli uomini.Dalla particolare relazione esistente tra Dio e l’uomo fin dal primo momento della esistenza deriva l’originalità di ogni persona, che obbliga a rispettarne la singolarità e l’integrità, inclusa quella biologica e genetica. Ognuno di noi incontra nell’altro un essere umano che deve la propria esistenza e le proprie caratteristiche all’amore di Dio, del quale solo l’amore tra i coniugi costituisce una mediazione conforme al disegno del Creatore e Padre celeste.
30. Ancora più grave dal punto di vista etico è la clonazione cosiddetta terapeutica. Creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l’intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità umana, perché fa dell’esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale, niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica.Le obiezioni etiche, sollevate da più parti contro la clonazione terapeutica e contro l’uso di embrioni umani formati in vitro, hanno spinto alcuni scienziati a proporre nuove tecniche, che vengono presentate come capaci di produrre cellule staminali di tipo embrionale senza presupporre però la distruzione di veri embrioni umani. Queste proposte hanno suscitato non pochi interrogativi scientifici ed etici, riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del “prodotto” così ottenuto. Finché non sono chiariti questi dubbi, occorre tenere conto di quanto affermato dall’Enciclica Evangelium vitae: «tale è la posta in gioco che, sotto il profilo dell’obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte ad una persona per giustificare la più netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l’embrione umano».
L’uso terapeutico delle cellule staminali
31. Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due caratteristiche fondamentali: a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza differenziarsi; b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio, nervose, muscolari, ematiche. Da quando si è verificato sperimentalmente che le cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande interesse tra i ricercatori di tutto il mondo.Nell’uomo, le fonti di cellule staminali finora individuate sono: l’embrione nei primi stadi del suo sviluppo, il feto, il sangue del cordone ombelicale, vari tessuti dell’adulto (midollo osseo, cordone ombelicale, cervello, mesenchima di vari organi, ecc.) e il liquido amniotico. Inizialmente, gli studi si sono concentrati sulle cellule staminali embrionali, poiché si riteneva che solo queste possedessero grandi potenzialità di moltiplicazione e di differenziazione. Numerosi studi, però, dimostrano che anche le cellule staminali adulte presentano una loro versatilità. Anche se tali cellule non sembrano avere la medesima capacità di rinnovamento e la stessa plasticità delle cellule staminali di origine embrionale, tuttavia studi e sperimentazioni di alto livello scientifico tendono ad accreditare a queste cellule dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali. I protocolli terapeutici attualmente praticati prevedono l’uso di cellule staminali adulte e sono al riguardo state avviate molte linee di ricerca, che aprono nuovi e promettenti orizzonti.
32. Per la valutazione etica occorre considerare sia i metodi di prelievo delle cellule staminali sia i rischi del loro uso clinico o sperimentale. Per ciò che concerne i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali, essi vanno considerati in rapporto alla loro origine. Sono da considerarsi lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di prelievo: a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale. Il prelievo di cellule staminali dall’embrione umano vivente, al contrario, causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito. In questo caso «la ricerca, a prescindere dai risultati di utilità terapeutica, non si pone veramente a servizio dell’umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori. La storia stessa ha condannato nel passato e condannerà in futuro una tale scienza, non solo perché priva della luce di Dio, ma anche perché priva di umanità». L’utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo. Per quanto riguarda l’uso clinico di cellule staminali ottenute mediante procedure lecite non ci sono obiezioni morali. Vanno tuttavia rispettati i comuni criteri di deontologia medica. Al riguardo occorre procedere con grande rigore e prudenza, riducendo al minimo gli eventuali rischi per i pazienti, facilitando il confronto degli scienziati tra di loro e offrendo un’informazione completa al grande pubblico. È da incoraggiare l’impulso e il sostegno alla ricerca riguardante l’impiego delle cellule staminali adulte, in quanto non comporta problemi etici.
Tentativi di ibridazione
33. Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane – generalmente chiamata clonazione ibrida – , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni, senza dover ricorrere all’uso di ovociti umani. Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell’essere umano, a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l’identità specifica dell’uomo. L’eventuale uso delle cellule staminali, estratte da tali embrioni, comporterebbe inoltre dei rischi sanitari aggiuntivi, ancora del tutto sconosciuti, per la presenza di materiale genetico animale nel loro citoplasma. Esporre consapevolmente un essere umano a questi rischi è moralmente e deontologicamente inaccettabile.
L’uso di “materiale biologico” umano di origine illecita
35. Una fattispecie diversa viene a configurarsi quando i ricercatori impiegano “materiale biologico” di origine illecita che è stato prodotto fuori dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio. L’Istruzione Donum vitae ha formulato il principio generale che in questi casi deve essere osservato: «I cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani. In particolare non possono essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non è stata accertata e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva l’esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l’aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo». A tale proposito è insufficiente il criterio dell’indipendenza formulato da alcuni comitati etici, vale a dire, affermare che sarebbe eticamente lecito l’utilizzo di “materiale biologico” di illecita provenienza, sempre che esista una chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno morire gli embrioni e dall’altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione scientifica. Il criterio di indipendenza non basta a evitare una contraddizione nell’atteggiamento di chi afferma di non approvare l’ingiustizia commessa da altri, ma nel contempo accetta per il proprio lavoro il “materiale biologico” che altri ottengono mediante tale ingiustizia. Quando l’illecito è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l’impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l’indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici. Talvolta si obietta che le considerazioni precedenti sembrano presupporre che i ricercatori di buona coscienza avrebbero il dovere di opporsi attivamente a tutte le azioni illecite realizzate in ambito medico, allargando così la loro responsabilità etica in modo eccessivo. Il dovere di evitare la cooperazione al male e lo scandalo, in realtà, riguarda la loro attività professionale ordinaria, che devono impostare rettamente e mediante la quale devono testimoniare il valore della vita, opponendosi anche alle leggi gravemente ingiuste. Va pertanto precisato che il dovere di rifiutare quel “materiale biologico” – anche in assenza di una qualche connessione prossima dei ricercatori con le azioni dei tecnici della procreazione artificiale o con quella di quanti hanno procurato l’aborto, e in assenza di un previo accordo con i centri di procreazione artificiale – scaturisce dal dovere di separarsi, nell’esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana. Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere eticamente insufficiente.Naturalmente all’interno di questo quadro generale esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l’utilizzo del suddetto “materiale biologico”. Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini. D’altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione. Nel contesto della urgente mobilitazione delle coscienze in favore della vita, occorre ricordare agli operatori sanitari che «la loro responsabilità è oggi enormemente accresciuta e trova la sua ispirazione più profonda e il suo sostegno più forte proprio nell’intrinseca e imprescindibile dimensione etica della professione sanitaria, come già riconosceva l’antico e sempre attuale giuramento di Ippocrate, secondo il quale ad ogni medico è chiesto di impegnarsi per il rispetto assoluto della vita umana e della sua sacralità».
CONCLUSIONE
36. L’insegnamento morale della Chiesa è stato talvolta accusato di contenere troppi divieti. In realtà esso è fondato sul riconoscimento e sulla promozione di tutti i doni che il Creatore ha concesso all’uomo, come la vita, la conoscenza, la libertà e l’amore. Un particolare apprezzamento meritano perciò non soltanto le attività conoscitive dell’uomo, ma anche quelle pratiche, come il lavoro e l’attività tecnologica. Con queste ultime, infatti, l’uomo, partecipe del potere creatore di Dio, è chiamato a trasformare il creato, ordinandone le molteplici risorse in favore della dignità e del benessere di tutti gli uomini e di tutto l’uomo, e ad esserne anche il custode del valore e dell’intrinseca bellezza.Ma la storia dell’umanità è testimone di come l’uomo abbia abusato, e abusi ancora, del potere e delle capacità che gli sono state affidate da Dio, dando luogo a diverse forme di ingiusta discriminazione e di oppressione nei confronti dei più deboli e dei più indifesi. I quotidiani attentati contro la vita umana; l’esistenza di grandi aree di povertà nelle quali gli uomini muoiono di fame e di malattia, esclusi dalle risorse conoscitive e pratiche di cui invece dispongono in sovrabbondanza molti Paesi; uno sviluppo tecnologico ed industriale che sta creando il concreto rischio di un crollo dell’ecosistema; l’uso delle ricerche scientifiche nell’ambito della fisica, della chimica e della biologia per scopi bellici; le numerose guerre che ancor oggi dividono popoli e culture, sono, purtroppo, soltanto alcuni segni eloquenti di come l’uomo possa fare un cattivo uso delle sue capacità e diventare il peggior nemico di se stesso, perdendo la consapevolezza della sua alta e specifica vocazione di essere collaboratore dell’opera creatrice di Dio. Parallelamente la storia dell’umanità manifesta un reale progresso nella comprensione e nel riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona, fondamento dei diritti e degli imperativi etici con cui si è cercato e si cerca di costruire la società umana. Proprio in nome della promozione della dignità umana si è, perciò, vietato ogni comportamento ed ogni stile di vita che risultava lesivo di tale dignità. Così, per esempio, i divieti, giuridico-politici e non solo etici, nei confronti delle varie forme di razzismo e di schiavitù, delle ingiuste discriminazioni ed emarginazioni delle donne, dei bambini, delle persone malate o con gravi disabilità, sono testimonianza evidente del riconoscimento del valore inalienabile e dell’intrinseca dignità di ogni essere umano e segno di un progresso autentico che percorre la storia dell’umanità. In altri termini, la legittimità di ogni divieto si fonda sulla necessità di tutelare un autentico bene morale.
37. Se il progresso umano e sociale si è inizialmente caratterizzato soprattutto attraverso lo sviluppo dell’industria e della produzione dei beni di consumo, oggi si qualifica per lo sviluppo dell’informatica, delle ricerche nel campo della genetica, della medicina e delle biotecnologie applicate anche all’uomo, settori di grande importanza per il futuro dell’umanità nei quali, però, si verificano anche evidenti e inaccettabili abusi. «Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti della persona del lavoratore, così ora, quando un’altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo è sempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi nei loro diritti umani». In virtù della missione dottrinale e pastorale della Chiesa, la Congregazione per la Dottrina della Fede si è sentita in dovere di riaffermare la dignità e i diritti fondamentali e inalienabili di ogni singolo essere umano, anche negli stadi iniziali della sua esistenza, e di esplicitare le esigenze di tutela e di rispetto che il riconoscimento di tale dignità a tutti richiede.L’adempimento di questo dovere implica il coraggio di opporsi a tutte quelle pratiche che determinano una grave e ingiusta discriminazione nei confronti degli esseri umani non ancora nati, che hanno la dignità di persona, creati anch’essi ad immagine di Dio. Dietro ogni “no” rifulge, nella fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande “sì” al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo ed irripetibile essere umano chiamato all’esistenza. I fedeli si impegneranno con forza a promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo i contenuti di questa Istruzione con l'assenso religioso del loro spirito, sapendo che Dio offre sempre la grazia necessaria per osservare i suoi comandamenti e che in ogni essere umano, soprattutto nei più piccoli, si incontra Cristo stesso (cf. Mt 25, 40). Anche tutti gli uomini di buona volontà, in particolare i medici e i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità, sapranno comprendere e condividere questi principi e valutazioni, volti alla tutela della fragile condizione dell’essere umano nei suoi stadi iniziali di vita e alla promozione di una civiltà più umana.
mercoledì 17 dicembre 2008
mercoledì 3 dicembre 2008
BASILE - IL DOVERE del lavoro il DIRITTO alla retribuzione
E storia di questi giorni l’improvvisa protesta dei dipendenti della cooperativa “IL QUADRIFOGLIO” che ha in gestione, per conto del CISSACA, la casa di riposo comunale BASILE.
Il perché di questa protesta è molto semplice. Il CISSACA ormai da molto tempo non paga più le prestazioni alla cooperativa e di conseguenza la stessa ha comunicato hai suoi dipendenti che non ha più fondi per pagare gli stipendi.Giustamente preoccupati da tale affermazione i dipendenti si sono mossi in massa verso il Comune per chiedere spiegazioni e soprattutto per tutelare il proprio stipendio e il proprio posto di lavoro.
La prima osservazione che passa per la mente è che un Ente gestito dal Comune non può e non deve mettere a rischio il lavoro di circa una sessantina di persone. Questo comportamento non ha scusanti di nessun tipo perché, per una pubblica amministrazione, essere insolvente autorizzerebbe a non pagare le tasse ai cittadini in quanto se le tasse come le bollette sono priorità per una famiglia, pagare le aziende che offrono un servizio per la pubblica amministrazione creando posti di lavoro lo dovrebbe essere per il Comune. Il perché questo non accade è rilevante ai fini politici ma trascurabile per i lavoratori che devono comunque ricevere quello che gli spetta al di là del “di chi è la colpa?”. Altro aspetto . Alcuni imprecisati sindacalisti, rivolgendosi agli stessi lavoratori hanno sentenziato: “ Se andate a protestare al Comune fate il gioco della cooperativa….!!???”. Il sindacato DEVE tutelare i diritti dei lavoratori che non fanno gli interessi di nessuno ma solo i propri andando a chiedere ciò che gli spetta per le prestazioni fornite.Il sindacato DEVE stare a fianco dei lavoratori e assicurargli il dovuto ed il posto di lavoro e non immischiarsi di chi deve a chi .La politica la lascino ai politici, tornino a difendere i lavoratori e basta, senza nascondere niente a chi paga una tessera per essere tutelato .Oggi di questo hanno bisogno i lavoratori e quindi sindacato , amministrazione comunale e quant’ altri facciano parte di questa partita ottemperino a quello per cui sono preposti tutela e benessere dei lavoratori e dei cittadini ognuno nel proprio ruolo ma con un'unica finalità che questo Natale sia buono anche per sessanta famiglie di gente onesta che lavora e paga le tasse.
Marco Travaino
Segreteria Cittadina UDC
E storia di questi giorni l’improvvisa protesta dei dipendenti della cooperativa “IL QUADRIFOGLIO” che ha in gestione, per conto del CISSACA, la casa di riposo comunale BASILE.
Il perché di questa protesta è molto semplice. Il CISSACA ormai da molto tempo non paga più le prestazioni alla cooperativa e di conseguenza la stessa ha comunicato hai suoi dipendenti che non ha più fondi per pagare gli stipendi.Giustamente preoccupati da tale affermazione i dipendenti si sono mossi in massa verso il Comune per chiedere spiegazioni e soprattutto per tutelare il proprio stipendio e il proprio posto di lavoro.
La prima osservazione che passa per la mente è che un Ente gestito dal Comune non può e non deve mettere a rischio il lavoro di circa una sessantina di persone. Questo comportamento non ha scusanti di nessun tipo perché, per una pubblica amministrazione, essere insolvente autorizzerebbe a non pagare le tasse ai cittadini in quanto se le tasse come le bollette sono priorità per una famiglia, pagare le aziende che offrono un servizio per la pubblica amministrazione creando posti di lavoro lo dovrebbe essere per il Comune. Il perché questo non accade è rilevante ai fini politici ma trascurabile per i lavoratori che devono comunque ricevere quello che gli spetta al di là del “di chi è la colpa?”. Altro aspetto . Alcuni imprecisati sindacalisti, rivolgendosi agli stessi lavoratori hanno sentenziato: “ Se andate a protestare al Comune fate il gioco della cooperativa….!!???”. Il sindacato DEVE tutelare i diritti dei lavoratori che non fanno gli interessi di nessuno ma solo i propri andando a chiedere ciò che gli spetta per le prestazioni fornite.Il sindacato DEVE stare a fianco dei lavoratori e assicurargli il dovuto ed il posto di lavoro e non immischiarsi di chi deve a chi .La politica la lascino ai politici, tornino a difendere i lavoratori e basta, senza nascondere niente a chi paga una tessera per essere tutelato .Oggi di questo hanno bisogno i lavoratori e quindi sindacato , amministrazione comunale e quant’ altri facciano parte di questa partita ottemperino a quello per cui sono preposti tutela e benessere dei lavoratori e dei cittadini ognuno nel proprio ruolo ma con un'unica finalità che questo Natale sia buono anche per sessanta famiglie di gente onesta che lavora e paga le tasse.
Marco Travaino
Segreteria Cittadina UDC
il Forum Giacobbe: «L’esecutivo ascolti anche la nostra voce Comprendiamo le difficoltà, ma le politiche familiari sono ben altra cosa rispetto alle misure annunciate» intervista «Siamo delusi, il governo ascolti le famiglie» DA ROMA PIER LUIGI FORNARI P arte oggi una lettera del Forum delle associazioni familiari, per chiedere un incontro al governo sulle misure annunciate per la crisi economica. Lo riferisce il presidente Giovanni Giacobbe. « Si parla di interventi per le famiglie – spiega – ma a nessuno è venuto in mente di concordare questi interventi con le famiglie. Tant’è vero che lunedì, all’incontro col governo, le famiglie e il Forum che le rappresenta non c’erano. E questo è un fatto grave » . Il governo dice che deve tener conto della crisi dell’economia in atto. Certo, ci rendiamo conto della difficoltà che l’esecutivo deve fronteggiare, e direttamente o indirettamente ogni provvedimento che può dare un beneficio alle famiglie italiane, specie a quelle particolarmente povere, non può che essere valutato positivamente. Ma con altrettanta obiettività di giudizio dobbiamo dire, nonostante manchino ancora elementi specifici e per valutare compiutamente i provvedimenti annunciati, che questa non è una politica per la famiglia. Sono provvedimenti di natura prevalentemente assistenziale, che vanno apprezzati per quello che sono, ma non configurano quella politica per la famiglia, che il Forum ha perseguito prima con il Family day e poi con la raccolta di un milione e duecentomila firme per ' un fisco a dimensione di famiglia'. Ciò non toglie che valutiamo positivamente l’aiuto comunque dato ai nuclei più poveri con più figli. Come considerate l’entità delle misure? Si tratta di interventi modestissimi e rivolti ad un target limitato se è vero, ad esempio, che si rivolgono a famiglie dai redditi estremamente bassi. Voi invece che cosa volete? Manca purtroppo quel carattere strutturale che da tempo chiediamo. Sembrano misure limitate nella durata, destinate a tamponare delle situazioni di gravissimo disagio. Una politica per la famiglia è una cosa totalmente diversa. Ad esempio: annullare l’iniquità comportata dal fatto che le famiglie pagano tasse che non dovrebbero pagare. In che senso? La nostra posizione è su questo punto ben nota: il costo del mantenimento, dell’educazione dei figli che sono imposti dalla costituzione ( art. 30- 31), non è un fatto privato, è un fatto sociale. Ci lamentiamo spesso che l’educazione è carente, ma poi non si riconosce a livello fiscale il compito svolto a questo riguardo dalla famiglia. E i principi costituzionali non comportano solo una politica fiscale, ma anche quella della conciliazione tra lavoro e doveri familiari soprattutto nelle grandi città, dove i tempi di movimento dal domicilio al luogo dove si esercita la propria professione assorbono una parte rilevante della giornata. Tutto questo chiede una svolta culturale che incida anche sull’organizzazione del lavoro. E il quoziente familiare? A questo proposito si può rilevare che un elemento interessante nelle misure annunciate è che il tetto di reddito viene, anche se timidamente, parametrato al numero dei familiari a carico, introducendo così un criterio fondamentale per le politiche familiari. Perché non fare un ulteriore passo in avanti utilizzando, per fissare quei tetti di reddito, non criteri fantasiosi ed indefiniti ma il quoziente familiare, spesso invocato da più parti? Comunque chiedere una rivoluzione culturale in tempi di crisi non è un po’ troppo utopistico? Guardi, da una rivoluzione culturale che metta al centro la famiglia ne guadagnerebbe anche la ripresa economica. Comunque il Forum ha una posizione responsabile e non velleitaria. Non abbiamo chiesto il quoziente familiare subito, ma abbiamo avanzato delle proposte graduali che avrebbero, però, comportato quella svolta culturale in favore della famiglia di cui da tempo c’è bisogno. Per questo siamo pronti a confrontarci costruttivamente con l’esecutivo, che si dichiara pronto a raccogliere i ' consigli di tutti'. In che modo il vostro consiglio può essere utile in questo momento? Crediamo che trattandosi di sostegni alle famiglie il contributo del Forum, che di famiglie ne rappresenta quasi quattro milioni, debba essere considerato indispensabile. In questo senso chiediamo formalmente al presidente Berlusconi, al sottosegretario Letta ed al ministro Tremonti di essere ricevuti, insieme alle altre parti sociali, prima del prossimo Consiglio dei ministri che dovrà definire ed approvare queste misure. «Positivi gli aiuti ai più poveri, ma si tratta di interventi modesti e per un target limitato. E poi perché non introdurre la logica del quoziente nel definire i limiti di reddito per i benefici?»
GIORGIO CAMPANINI
D a qualche tempo a questa parte gli scenari dell’economia divenuti drammatici evocano ricorrentemente il 'fantasma' del crack di Wall Street del 1929. La maggior parte di quanti operano questo accostamento mostra tuttavia di avere una conoscenza estremamente superficiale della crisi del 1929 e delle sue conseguenze, che non furono soltanto economiche ma anche e soprattutto politiche, con il rafforzamento, tanto in Russia quanto in Germania e in Italia delle forze politiche le quali ritenevano inevitabile, in un contesto di crisi, la centralizzazione dell’economia e l’instaurazione di 'governi forti'.
L’avvento al potere di Hitler si verificò su questo sfondo e ha rappresentato forse la conseguenza più inquietante della crisi del 1929. Tutto fa ritenere che (indipendentemente dalle conseguenze economiche) le conseguenze politiche della nuova crisi del 2008 saranno meno gravi, anche se la matura coscienza democratica dovrà attentamente vigilare perché questo pericolo sia sventato. Vi è tuttavia un’altra conseguenza della crisi che accomuna il 1929 al 2008 ed è la riemergenza di modelli comunitari, il 'perenne ritorno' dell’idea di comunità. Proprio a partire da un viaggio negli Stati Uniti negli anni del crack, Adriano Olivetti cominciò ad elaborare la sua idea di 'comunità'; sull’onda delle drammatiche ripercussioni della stessa crisi, Emmanuel Mounier in Francia dava alle stampe la sua Rivoluzione personalista e comunitaria (il maturo Jacques Maritain, in Umanesimo integrale
del 1936, indicava le vie di un possibile superamento del vecchio modello capitalistico); in Germania, nella scia della rivalutazione della 'comunità di persone' operata da Max Scheler, il giovanissimo Dietrich Bonhoeffer dava alle stampe un’opera,
Sanctorum communio,
in cui il tema della comunità era ripreso tanto in ambito ecclesiale quanto sul piano sociale. Anche nell’Occidente del 'capitalismo maturo' (e non solo in esso, se si pensa al contesto indiano di formazione di Amartya Sen) è da qualche anno in atto un forte 'risveglio comunitaristico', quale si è espresso in movimenti 'neo-comunitari' vivacemente presenti nell’America del Nord, soprattutto con Charles Taylor ed attivamente operanti anche in Italia, con Stefano Zamagni ed economisti che si pongono nella sua stessa linea. La crisi del 2008 può essere considerata il punto di non ritorno di un certo modello di capitalismo? Quali prospettive si aprono alle culture neocomunitarie che propongono un modello alternativo di produzione e soprattutto di lavoro? Da molti segnali emerge l’acuta insoddisfazione per un modello di sviluppo che non solo ha condannato al sotto-sviluppo vaste aree del mondo ma ha dato luogo ad una forte disumanizzazione del lavoro e dell’intero processo produttivo: dietro l’'economia cartacea' della 'finanza creativa' (ma in realtà distruttiva) si staglia il profilo dell’aspirazione ad una 'economia reale' che ripristini il naturale rapporto tra il sistema produttivo e le strutture che lo rappresentano (che dovrebbero rappresentarlo); un’economia reale all’interno della quale la centralità del lavoro, vera struttura portante della Dottrina sociale della Chiesa dalla
Rerum novarum alla Laborem exercens,
ed oltre, dovrebbe essere riconosciuta e salvaguardata, anche attraverso l’immissione nei processi produttivi del grande 'soggetto assente', e cioè di quella persona umana, di cui le correnti neo-comunitaristiche intendono farsi promotrici ed assertrici. Che sia giunto il momento in cui l’eminente dignità del lavoro possa prendersi la rivincita su un’assolutizzazione del profitto che ha chiaramente rivelato tutti i suoi limiti?
D a qualche tempo a questa parte gli scenari dell’economia divenuti drammatici evocano ricorrentemente il 'fantasma' del crack di Wall Street del 1929. La maggior parte di quanti operano questo accostamento mostra tuttavia di avere una conoscenza estremamente superficiale della crisi del 1929 e delle sue conseguenze, che non furono soltanto economiche ma anche e soprattutto politiche, con il rafforzamento, tanto in Russia quanto in Germania e in Italia delle forze politiche le quali ritenevano inevitabile, in un contesto di crisi, la centralizzazione dell’economia e l’instaurazione di 'governi forti'.
L’avvento al potere di Hitler si verificò su questo sfondo e ha rappresentato forse la conseguenza più inquietante della crisi del 1929. Tutto fa ritenere che (indipendentemente dalle conseguenze economiche) le conseguenze politiche della nuova crisi del 2008 saranno meno gravi, anche se la matura coscienza democratica dovrà attentamente vigilare perché questo pericolo sia sventato. Vi è tuttavia un’altra conseguenza della crisi che accomuna il 1929 al 2008 ed è la riemergenza di modelli comunitari, il 'perenne ritorno' dell’idea di comunità. Proprio a partire da un viaggio negli Stati Uniti negli anni del crack, Adriano Olivetti cominciò ad elaborare la sua idea di 'comunità'; sull’onda delle drammatiche ripercussioni della stessa crisi, Emmanuel Mounier in Francia dava alle stampe la sua Rivoluzione personalista e comunitaria (il maturo Jacques Maritain, in Umanesimo integrale
del 1936, indicava le vie di un possibile superamento del vecchio modello capitalistico); in Germania, nella scia della rivalutazione della 'comunità di persone' operata da Max Scheler, il giovanissimo Dietrich Bonhoeffer dava alle stampe un’opera,
Sanctorum communio,
in cui il tema della comunità era ripreso tanto in ambito ecclesiale quanto sul piano sociale. Anche nell’Occidente del 'capitalismo maturo' (e non solo in esso, se si pensa al contesto indiano di formazione di Amartya Sen) è da qualche anno in atto un forte 'risveglio comunitaristico', quale si è espresso in movimenti 'neo-comunitari' vivacemente presenti nell’America del Nord, soprattutto con Charles Taylor ed attivamente operanti anche in Italia, con Stefano Zamagni ed economisti che si pongono nella sua stessa linea. La crisi del 2008 può essere considerata il punto di non ritorno di un certo modello di capitalismo? Quali prospettive si aprono alle culture neocomunitarie che propongono un modello alternativo di produzione e soprattutto di lavoro? Da molti segnali emerge l’acuta insoddisfazione per un modello di sviluppo che non solo ha condannato al sotto-sviluppo vaste aree del mondo ma ha dato luogo ad una forte disumanizzazione del lavoro e dell’intero processo produttivo: dietro l’'economia cartacea' della 'finanza creativa' (ma in realtà distruttiva) si staglia il profilo dell’aspirazione ad una 'economia reale' che ripristini il naturale rapporto tra il sistema produttivo e le strutture che lo rappresentano (che dovrebbero rappresentarlo); un’economia reale all’interno della quale la centralità del lavoro, vera struttura portante della Dottrina sociale della Chiesa dalla
Rerum novarum alla Laborem exercens,
ed oltre, dovrebbe essere riconosciuta e salvaguardata, anche attraverso l’immissione nei processi produttivi del grande 'soggetto assente', e cioè di quella persona umana, di cui le correnti neo-comunitaristiche intendono farsi promotrici ed assertrici. Che sia giunto il momento in cui l’eminente dignità del lavoro possa prendersi la rivincita su un’assolutizzazione del profitto che ha chiaramente rivelato tutti i suoi limiti?
P erché dovremmo dirci cristiani? Oggi siamo liberali, e perciò non c’è bisogno di rivolgersi al cristianesimo per giustificare i nostri diritti e libertà fondamentali. Siamo laici, e perciò possiamo considerare le fedi religiose come credenze private. Siamo moderni, e perciò crediamo che l’uomo debba farsi da sé, senza bisogno di guide che non derivino dalla sua propria ragione. Siamo figli della scienza, e perciò ci basta il sapere positivo, provato e dimostrato. Senza contare il resto. In Europa stiamo per unificarci, e dunque dobbiamo evitare di dividerci menzionando il cristianesimo fra le radici dell’identità europea. Nel mondo stanno rinascendo guerre di religione, e dunque dobbiamo evitare di accendere altri focolai. In casa nostra stiamo integrando milioni di islamici, e dunque non possiamo chiedere conversioni di massa al cristianesimo. Dentro le nostre società occidentali stiamo attraversando la fase della massima espansione dei diritti, e dunque non possiamo consentire che la Chiesa interferisca e ne ostacoli il godimento. E così via [...]. La mia posizione è quella del laico e liberale che si rivolge al cristianesimo per chiedergli le ragioni della speranza [...]. Si tratta di coltivare una fede (altra espressione appropriata non c’è) in valori e principi che caratterizzano la nostra civiltà, e di riaffermare i capisaldi di una tradizione della quale siamo figli, con la quale siamo cresciuti, e senza la quale saremmo tutti più poveri [...]. Basta guardarsi in giro per capire che il mito prometeico dell’uomo che si fa da sé, basta a sé, non ha altri limiti che sé, rischia di portarci altre sciagure dopo quelle recenti che ci ha provocato. L’esperimento che sbrigativamente viene chiamato dell’illuminismo (al singolare, come se ce ne fosse uno solo) e che oggi è in corso soprattutto in Europa – di vivere come se Dio, nessun dio, esistesse – non sta dando i frutti promessi. Qui cerco di spiegare perché, entrando nei tre principali laboratori in cui quell’esperimento viene condotto.
rimo. Viviamo in regimi liberali e il liberalismo, in una qualunque delle molte versioni correnti, è la dottrina che sta alla base di quelle costituzioni nazionali e carte internazionali dei diritti di cui andiamo più fieri. Ma proprio l’idea odierna che il liberalismo sia solo una cornice politica e procedurale neutra e indipendente da ogni dottrina del bene, in particolare religiosa, non offre alcuna fondazione o giustificazione sicura di quei diritti e li lascia alla sola mercé della forza, compresa la forza del diritto positivo creato dai parlamenti. I grandi padri del liberalismo classico questo problema lo avevano chiaro. Sapevano che senza un sentimento religioso nessuna società, soprattut- P to la società liberale di uomini liberi e uguali, può essere stabile e coesa, può sviluppare un senso di identità e solidarietà. Sapevano anche che soprattutto la società liberale ha bisogno non solo di costituzioni, istituzioni e procedure, ma di un costume e di virtù appropriate. E sapevano e scrivevano che il cristianesimo – con quella sua idea dell’uomo creato a immagine del Dio che si è fatto uomo per soffrire con gli uomini – è la religione che ha introdotto il valore della dignità personale, senza il quale non c’è né libertà, né uguaglianza, né solidarietà, né giustizia. Erano liberali e laici anch’essi, ma erano liberali e laici cristiani. Oggi che è diventato anticristiano, il liberalismo è senza fondamenti e le sue libertà sono appese nel vuoto. Per questo, se davvero si vuole essere liberali, si deve essere cristiani.
S econdo. L’Europa sta diventando la terra più scristianizzata dell’Occidente e se ne fa un vanto. Pensa che il cristianesimo che l’ha tenuta a battesimo le sia di ostacolo. Ma poi si accorge che le occorre una identità. «C’è bisogno di un’anima», lamentano oggi alcuni europeisti della seconda generazione, ripetendo le stesse parole di quelli della prima. «I trattati politici non bastano», «L’unificazione economica è solo un passo.» Ma un altro passo, quello decisivo, i nuovi politici europeisti non sono riusciti a compierlo.
Rifiutando la natura cristiana dell’anima europea, hanno rifiutato anche la storia europea. Lo hanno fatto pensando che senza identità cristiana l’Europa è più aperta, inclusiva, tollerante, pacifica. È vero il contrario. Senza la consapevolezza dell’identità cristiana, l’Europa si distacca dall’America e divide l’Occidente, perde il senso dei propri confini e diventa un contenitore indistinto, non riesce a integrare gli immigrati, anzi li ghettizza o si arrende alla loro cultura, non è in grado di vincere il fondamentalismo islamico, anzi favorisce il martirio dei cristiani in tante parti del mondo e anche in casa propria. Questa Europa, così ricca e fragile, potente e impaurita, [...] se vuole andare oltre e unificarsi davvero, deve recuperare la propria identità e riprendere la bandiera cristiana.
T erzo. La cultura moderna interpreta l’autonomia liberale come una libertà accordata a ciascun individuo e gruppo di scegliere e perseguire la propria concezione del bene. È il suo trionfo sui vecchi vincoli e limiti, e sembra una posizione ragionevole. Perché dovremmo imporre le nostre vedute: sono forse migliori di altre? Perché dovremmo negare diritti speciali ai gruppi che li richiedono: la libertà non consiste forse nel dare cittadinanza a tutte le libertà? Perché dovremmo chiedere agli altri di ac- cettare la cultura cristiana: non è forse di ostacolo al dialogo? La democrazia – si dice – è relativistica, non ha religione, è religione a se stessa. Ma poi si scopre ciò che già aveva ben visto Platone, che questa democrazia relativistica è autofagica, mangia se stessa. Perché se non c’è più la verità, ma solo la sommatoria di tante parziali credenze, se non c’è più la legge morale che lega tutti, ma solo le tradizioni che plasmano i singoli gruppi, se non c’è più un vincolo etico comune, ma solo la massima libertà di scelta di ciascuno, allora il bene morale può essere solo sottoposto al voto e il voto, si guardi alle nostre legislazioni in materia di bioetica, può decidere che è bene qualunque cosa. Quello Stato liberale che per i padri del liberalismo, imbevuti di cristianesimo, aveva la funzione del garante e custode del rispetto dei diritti umani fondamentali, sacri, inviolabili, non negoziabili, fondati su valori altrettanto sacri, è diventato oggi il più insidioso avversario di questi stessi valori. Se non vogliamo che degeneri ulteriormente, dobbiamo restituirgli il senso dei suoi fondamenti cristiani.
«I padri del liberalismo erano imbevuti di valori religiosi, e su questi fondarono lo Stato moderno. Diventate anticristiane, le libertà democratiche sono appese nel vuoto»
rimo. Viviamo in regimi liberali e il liberalismo, in una qualunque delle molte versioni correnti, è la dottrina che sta alla base di quelle costituzioni nazionali e carte internazionali dei diritti di cui andiamo più fieri. Ma proprio l’idea odierna che il liberalismo sia solo una cornice politica e procedurale neutra e indipendente da ogni dottrina del bene, in particolare religiosa, non offre alcuna fondazione o giustificazione sicura di quei diritti e li lascia alla sola mercé della forza, compresa la forza del diritto positivo creato dai parlamenti. I grandi padri del liberalismo classico questo problema lo avevano chiaro. Sapevano che senza un sentimento religioso nessuna società, soprattut- P to la società liberale di uomini liberi e uguali, può essere stabile e coesa, può sviluppare un senso di identità e solidarietà. Sapevano anche che soprattutto la società liberale ha bisogno non solo di costituzioni, istituzioni e procedure, ma di un costume e di virtù appropriate. E sapevano e scrivevano che il cristianesimo – con quella sua idea dell’uomo creato a immagine del Dio che si è fatto uomo per soffrire con gli uomini – è la religione che ha introdotto il valore della dignità personale, senza il quale non c’è né libertà, né uguaglianza, né solidarietà, né giustizia. Erano liberali e laici anch’essi, ma erano liberali e laici cristiani. Oggi che è diventato anticristiano, il liberalismo è senza fondamenti e le sue libertà sono appese nel vuoto. Per questo, se davvero si vuole essere liberali, si deve essere cristiani.
S econdo. L’Europa sta diventando la terra più scristianizzata dell’Occidente e se ne fa un vanto. Pensa che il cristianesimo che l’ha tenuta a battesimo le sia di ostacolo. Ma poi si accorge che le occorre una identità. «C’è bisogno di un’anima», lamentano oggi alcuni europeisti della seconda generazione, ripetendo le stesse parole di quelli della prima. «I trattati politici non bastano», «L’unificazione economica è solo un passo.» Ma un altro passo, quello decisivo, i nuovi politici europeisti non sono riusciti a compierlo.
Rifiutando la natura cristiana dell’anima europea, hanno rifiutato anche la storia europea. Lo hanno fatto pensando che senza identità cristiana l’Europa è più aperta, inclusiva, tollerante, pacifica. È vero il contrario. Senza la consapevolezza dell’identità cristiana, l’Europa si distacca dall’America e divide l’Occidente, perde il senso dei propri confini e diventa un contenitore indistinto, non riesce a integrare gli immigrati, anzi li ghettizza o si arrende alla loro cultura, non è in grado di vincere il fondamentalismo islamico, anzi favorisce il martirio dei cristiani in tante parti del mondo e anche in casa propria. Questa Europa, così ricca e fragile, potente e impaurita, [...] se vuole andare oltre e unificarsi davvero, deve recuperare la propria identità e riprendere la bandiera cristiana.
T erzo. La cultura moderna interpreta l’autonomia liberale come una libertà accordata a ciascun individuo e gruppo di scegliere e perseguire la propria concezione del bene. È il suo trionfo sui vecchi vincoli e limiti, e sembra una posizione ragionevole. Perché dovremmo imporre le nostre vedute: sono forse migliori di altre? Perché dovremmo negare diritti speciali ai gruppi che li richiedono: la libertà non consiste forse nel dare cittadinanza a tutte le libertà? Perché dovremmo chiedere agli altri di ac- cettare la cultura cristiana: non è forse di ostacolo al dialogo? La democrazia – si dice – è relativistica, non ha religione, è religione a se stessa. Ma poi si scopre ciò che già aveva ben visto Platone, che questa democrazia relativistica è autofagica, mangia se stessa. Perché se non c’è più la verità, ma solo la sommatoria di tante parziali credenze, se non c’è più la legge morale che lega tutti, ma solo le tradizioni che plasmano i singoli gruppi, se non c’è più un vincolo etico comune, ma solo la massima libertà di scelta di ciascuno, allora il bene morale può essere solo sottoposto al voto e il voto, si guardi alle nostre legislazioni in materia di bioetica, può decidere che è bene qualunque cosa. Quello Stato liberale che per i padri del liberalismo, imbevuti di cristianesimo, aveva la funzione del garante e custode del rispetto dei diritti umani fondamentali, sacri, inviolabili, non negoziabili, fondati su valori altrettanto sacri, è diventato oggi il più insidioso avversario di questi stessi valori. Se non vogliamo che degeneri ulteriormente, dobbiamo restituirgli il senso dei suoi fondamenti cristiani.
«I padri del liberalismo erano imbevuti di valori religiosi, e su questi fondarono lo Stato moderno. Diventate anticristiane, le libertà democratiche sono appese nel vuoto»
Lasciamo perdere gli slogan lanciati contro la riforma Gelmini sulla scuola, e
in particolare sulle classi ponte che vedono schierati sullo stesso fronte
Bossi e Berlusconi.
Il fatto è che continuare nel solito schema, di matrice
leghista, a cui si è legata però anche la Gelmini, per cui la ghettizzazione
degli immigrati è cosa buona e giusta, spolverando apartheid e classi ghetto,
spaccaindoli per "problema didattico", è qualcosa che non ha né capo né coda in
un Paese che si dichiara democratico.
"Una proposta vergognosa", così l'ha
definita Pierferdinando Casini, e non c'è nessuna ragione al mondo per cui
anch'io, in qualità di segretario dell'UDC alessandrina ma anche di privato
cittadino, non mi dichiari assolutamente d'accordo con quella dichiarazione.
Comprendo Maroni che deve reggere il moccolo a Bossi per cui qualunque sua
dichiarazione assume quasi l'aspetto di una verità insindacabile, se non
addirittura dogmatica, ma che si muovano sulla stessa linea anche politici che
per un verso si dichiarano profondamente convinti e consapevoli della necessità
di integrare gli stranieri, soprattutto i più piccoli, e dall'altra accettano
senza battere ciglio quella che è una vera e propria segregazione razziale,
perdonatemi ma proprio non riesco ad accettarlo.
Apartheid; non esiste termine
più appropriato per definire una legge balorda come quella che Berlusconi,
Bossi, Maroni hanno concepito e che la Gelmini sta tentando di applicare
pedestremente.
Possibile non ci si renda conto che il modo più rapido per
imparare una lingua, qualunque lingua, è quella che un termine inglese
definisce "full immersion".
Un metodo utilizzato da tutti coloro che decidono
di imparare o approfondire una lingua, e per far ciò si "immergono" in toto
nell'ambiente più indicato, vale a dire, il luogo dove quella lingua è
praticata quotidianamente.
I risultati migliori - registra Famiglia Cristiana -
si ottengono con classi ordinarie e con ore settimanali di insegnamento della
lingua. In Italia questo, in parte, avviene. Lo prevedono le "Linee guida"
(2006) dell’allora ministro Moratti per l’accoglienza degli alunni immigrati,
approvate anche dalla Lega.
Non solo, lo stesso giornale ricorda l'esistenza di
un progetto che prevede un finanziamento di 5 milioni di euro per insegnare tre
diversi livelli di lingua italiana concludendo che "il Governo potrebbe
rispolverarlo e far cadere (per amor di patria) la prima "mozione razziale"
approvata dal Parlamento italiano".
E non è finita, è previsto che con la
lingua italiana i bambini stranieri debbano apprendere anche il «rispetto di
tradizioni territoriali e regionali», della «diversità morale e della cultura
religiosa del Paese accogliente», il «sostegno alla vita democratica» e la
«comprensione dei diritti e dei doveri».
Domanda: vogliamo scommettere che se
quelle stesse domande le rivolgiamo ad un bambino italiano delle elementari lo
mettiamo fortemente in crisi? Innanzi tutto perché se di origine siciliana ma
residente a Torino per motivi di lavoro, delle tradizioni territoriali e
regionali torinesi non gliene può fregar di meno. Le apprenderà, certo, ma con
il tempo e vivendo "full immersion" fra i torinesi, i milanesi, eccetera.
La stessa cosa vale per i bambini che arrivano in Italia da altri Paesi, se li si
vuole integrare veramente, e non solo a parole, si attivino quei corsi
aggiuntivi per l'insegnamento della lingua italiana citati in precedenza e la
si smetta di trovare soluzioni prevaricatrici e impraticabili nei confronti di
bambini che si trovano in Italia perché i loro genitori sono quì solo per
lavorare.
Sempre che la Lega non abbia intenzione, prossimamente, di imporre a
Berlusconi & C. l'approvazione di qualche altra norma in favore della purezza
della razza, perché la strada è quella, la storia insegna, anche se non a tutti
evidentemenete
in particolare sulle classi ponte che vedono schierati sullo stesso fronte
Bossi e Berlusconi.
Il fatto è che continuare nel solito schema, di matrice
leghista, a cui si è legata però anche la Gelmini, per cui la ghettizzazione
degli immigrati è cosa buona e giusta, spolverando apartheid e classi ghetto,
spaccaindoli per "problema didattico", è qualcosa che non ha né capo né coda in
un Paese che si dichiara democratico.
"Una proposta vergognosa", così l'ha
definita Pierferdinando Casini, e non c'è nessuna ragione al mondo per cui
anch'io, in qualità di segretario dell'UDC alessandrina ma anche di privato
cittadino, non mi dichiari assolutamente d'accordo con quella dichiarazione.
Comprendo Maroni che deve reggere il moccolo a Bossi per cui qualunque sua
dichiarazione assume quasi l'aspetto di una verità insindacabile, se non
addirittura dogmatica, ma che si muovano sulla stessa linea anche politici che
per un verso si dichiarano profondamente convinti e consapevoli della necessità
di integrare gli stranieri, soprattutto i più piccoli, e dall'altra accettano
senza battere ciglio quella che è una vera e propria segregazione razziale,
perdonatemi ma proprio non riesco ad accettarlo.
Apartheid; non esiste termine
più appropriato per definire una legge balorda come quella che Berlusconi,
Bossi, Maroni hanno concepito e che la Gelmini sta tentando di applicare
pedestremente.
Possibile non ci si renda conto che il modo più rapido per
imparare una lingua, qualunque lingua, è quella che un termine inglese
definisce "full immersion".
Un metodo utilizzato da tutti coloro che decidono
di imparare o approfondire una lingua, e per far ciò si "immergono" in toto
nell'ambiente più indicato, vale a dire, il luogo dove quella lingua è
praticata quotidianamente.
I risultati migliori - registra Famiglia Cristiana -
si ottengono con classi ordinarie e con ore settimanali di insegnamento della
lingua. In Italia questo, in parte, avviene. Lo prevedono le "Linee guida"
(2006) dell’allora ministro Moratti per l’accoglienza degli alunni immigrati,
approvate anche dalla Lega.
Non solo, lo stesso giornale ricorda l'esistenza di
un progetto che prevede un finanziamento di 5 milioni di euro per insegnare tre
diversi livelli di lingua italiana concludendo che "il Governo potrebbe
rispolverarlo e far cadere (per amor di patria) la prima "mozione razziale"
approvata dal Parlamento italiano".
E non è finita, è previsto che con la
lingua italiana i bambini stranieri debbano apprendere anche il «rispetto di
tradizioni territoriali e regionali», della «diversità morale e della cultura
religiosa del Paese accogliente», il «sostegno alla vita democratica» e la
«comprensione dei diritti e dei doveri».
Domanda: vogliamo scommettere che se
quelle stesse domande le rivolgiamo ad un bambino italiano delle elementari lo
mettiamo fortemente in crisi? Innanzi tutto perché se di origine siciliana ma
residente a Torino per motivi di lavoro, delle tradizioni territoriali e
regionali torinesi non gliene può fregar di meno. Le apprenderà, certo, ma con
il tempo e vivendo "full immersion" fra i torinesi, i milanesi, eccetera.
La stessa cosa vale per i bambini che arrivano in Italia da altri Paesi, se li si
vuole integrare veramente, e non solo a parole, si attivino quei corsi
aggiuntivi per l'insegnamento della lingua italiana citati in precedenza e la
si smetta di trovare soluzioni prevaricatrici e impraticabili nei confronti di
bambini che si trovano in Italia perché i loro genitori sono quì solo per
lavorare.
Sempre che la Lega non abbia intenzione, prossimamente, di imporre a
Berlusconi & C. l'approvazione di qualche altra norma in favore della purezza
della razza, perché la strada è quella, la storia insegna, anche se non a tutti
evidentemenete
Dalla fine degli anni Ottanta sentiamo parlare con insistenza dell’amianto (asbesto), dell’impatto nocivo che ha sull’ambiente, eppure per decenni, durante il boom industriale, si è utilizzata per i più svariati impieghi una fibra che era in buona parte costituita da amianto, denominata “eternit” dal nome della ditta che la produceva. Con questo materiale si costruivano: a) lastre ondulate per la copertura dei tetti delle case e dei capannoni industriali, b) tubi per la condotta di acqua potabile negli acquedotti pubblici e privati, c) pannelli isolanti per le carrozze ferroviarie, d) isolanti termici per uso privato, e) vasche per il contenimento dell’acqua potabile, ecc. In seguito si è scoperto che gli accessori appena citati, in stato di degrado tendono a sbriciolarsi e, se la fibra è asciutta, si libera nell’aria una polvere ricca di amianto che inalata può provocare con altissima probabilità l’asbestosi ( una patologia cronica del tessuto polmonare), il carcinoma polmonare e il mesotelioma, un particolare cancro letale che colpisce la membrana che riveste il polmone (pleura) e a volte l’intestino. Orbene, gli esperti informano che se questo materiale, altamente inquinante, è mantenuto bagnato si riduce di molto la diffusione della polvere nociva nell’ambiente e con essa i relativi rischi. Del resto in ottemperanza al disposto della legge 257/92, si sta già provvedendo a sostituire le tubature dell’acqua potabile e le stesse vasche di accumulo sono quasi del tutto scomparse, benché queste strutture essendo a contatto con l’acqua non presentassero, probabilmente, nell’immediato un pericolo per la salute. Infatti, studi mirati al riguardo affermano non esserci una connessione evidente tra l’aumento dei tumori intestinali e il consumo di acqua potabile trasportata dai tubi sopra citati, costituiti da fibra di cemento-amianto.
Ben diverso è il discorso sulle coperture degli immobili, infatti, sono ancora parecchi i palazzi ( molti dei quali appartengono all’Amministrazione pubblica), le case e i capannoni che hanno per tetto le lastre ondulate “eternit”, e per bonificare il tutto in tempi brevi occorrerebbero ingenti capitali che né il pubblico erario né, tantomeno, i privati sono in condizione di esborsare, data la congiuntura economica del momento. D’altronde si è sempre sentito dire che se dette coperture sono integre non rappresentano particolari rischi per la salute, ben altra cosa è la copertura costituita da lastre in precario stato di conservazione che liberano nell’ambiente, trasportate dal vento, le particelle dannose che se aspirate possono creare conseguenze letali. Su queste ultime è d’obbligo intervenire immediatamente affinché si possa eliminare ogni possibile rischio per la salute.
Alla luce di quanto premesso, l’UDC di questa città sottolinea l’urgenza di un monitoraggio sulle coperture esistenti in città e in provincia, alla ricerca di questi materiali particolarmente inquinanti, tutto ciò in ottemperanza e in concerto con una legge emanata di recente dalla Regione Piemonte in materia. È necessario, tuttavia intervenire con una rapidità assolutamente improrogabile sull’immobile in stato di abbandono e di degrado sito tra via Massaia e Spalto Borgoglio, fronte parcheggio Tiziano (individuato e fotografato da Enrico Asinaro), che ha copertura costituita da lastre ondulate del tipo cemento-amianto, in cui vi sono evidenti spaccature e sbriciolamenti della fibra. Si tratta dunque di un pericolo per la salute dei cittadini, in quanto dallo sfaldamento di quel materiale di copertura si liberano nell’aria le particelle d’amianto sopra citate, che trasportate dal vento possono diventare un grave pericolo per chiunque abbia la sventura di inalarle.
Grazie per l’ospitalità.
Ben diverso è il discorso sulle coperture degli immobili, infatti, sono ancora parecchi i palazzi ( molti dei quali appartengono all’Amministrazione pubblica), le case e i capannoni che hanno per tetto le lastre ondulate “eternit”, e per bonificare il tutto in tempi brevi occorrerebbero ingenti capitali che né il pubblico erario né, tantomeno, i privati sono in condizione di esborsare, data la congiuntura economica del momento. D’altronde si è sempre sentito dire che se dette coperture sono integre non rappresentano particolari rischi per la salute, ben altra cosa è la copertura costituita da lastre in precario stato di conservazione che liberano nell’ambiente, trasportate dal vento, le particelle dannose che se aspirate possono creare conseguenze letali. Su queste ultime è d’obbligo intervenire immediatamente affinché si possa eliminare ogni possibile rischio per la salute.
Alla luce di quanto premesso, l’UDC di questa città sottolinea l’urgenza di un monitoraggio sulle coperture esistenti in città e in provincia, alla ricerca di questi materiali particolarmente inquinanti, tutto ciò in ottemperanza e in concerto con una legge emanata di recente dalla Regione Piemonte in materia. È necessario, tuttavia intervenire con una rapidità assolutamente improrogabile sull’immobile in stato di abbandono e di degrado sito tra via Massaia e Spalto Borgoglio, fronte parcheggio Tiziano (individuato e fotografato da Enrico Asinaro), che ha copertura costituita da lastre ondulate del tipo cemento-amianto, in cui vi sono evidenti spaccature e sbriciolamenti della fibra. Si tratta dunque di un pericolo per la salute dei cittadini, in quanto dallo sfaldamento di quel materiale di copertura si liberano nell’aria le particelle d’amianto sopra citate, che trasportate dal vento possono diventare un grave pericolo per chiunque abbia la sventura di inalarle.
Grazie per l’ospitalità.
Viabilità – Sicurezza
Potere all’inerzia (chi non vuole vedere o vede )
Connessione diretta – da parte di chi ?
TEMI senza seguire una mera successione temporale che può risultare dispersiva.
- VIABILITA’ – SICUREZZA si sovrappongono.
Questo non potrà mai risultare utile come riferimento alle persone, al luogo o all’ente designato ma a scoprire attraverso frequenza delle citazioni quello che colpisce l’attenzione del cittadino : LA REALTA’ VIRTUALE DI TUTTI I GIORNI.
Nel nostro mondo bisogna purtroppo essere realistici ( vedi . . . .)
Quindi sicurezza è anche viabilità e viceversa. Qui si cerca di basarci su principi particolari a tutela dei cittadini. Gli enti locali saranno proprio loro a dover progettare di anno in anno i comportamenti atti, comportamenti atti a scoraggiare o reprimere e il cosiddetto abusivismo (precisando che questi “individui” non possono o non potrebbero andare contro gli enti sovra indicati, es. polizia municipalizzata etc. : quindi divieto di fermata, divieto di sosta in doppia fila o addirittura divieto di fermata “contro” senso) e una forma di criminalità riproponendo un problema di sicurezza adeguata tramite telecamere in visione di mancanza di autorità competenti.
Potere all’inerzia (chi non vuole vedere o vede )
Connessione diretta – da parte di chi ?
TEMI senza seguire una mera successione temporale che può risultare dispersiva.
- VIABILITA’ – SICUREZZA si sovrappongono.
Questo non potrà mai risultare utile come riferimento alle persone, al luogo o all’ente designato ma a scoprire attraverso frequenza delle citazioni quello che colpisce l’attenzione del cittadino : LA REALTA’ VIRTUALE DI TUTTI I GIORNI.
Nel nostro mondo bisogna purtroppo essere realistici ( vedi . . . .)
Quindi sicurezza è anche viabilità e viceversa. Qui si cerca di basarci su principi particolari a tutela dei cittadini. Gli enti locali saranno proprio loro a dover progettare di anno in anno i comportamenti atti, comportamenti atti a scoraggiare o reprimere e il cosiddetto abusivismo (precisando che questi “individui” non possono o non potrebbero andare contro gli enti sovra indicati, es. polizia municipalizzata etc. : quindi divieto di fermata, divieto di sosta in doppia fila o addirittura divieto di fermata “contro” senso) e una forma di criminalità riproponendo un problema di sicurezza adeguata tramite telecamere in visione di mancanza di autorità competenti.
CATTOLICI IN POLITICA
I tempi sono maturi per pensare ad un partito che vada oltre l'Udc, dando spazio a quel popolo cristiano che non si sente rappresentato da nessun partito, ma va a Messa, fa volontariato e vuole partecipare, in qualche misura, alla conduzione della ‘cosa pubblica’.
Di fronte all'attuale crisi della politica non si puo' pensare ad una formazione che raccolga i partiti attuali o parti dei partiti attuali, la soluzione viene da chi ora sta fuori, dal popolo cattolico che desidera impegnarsi, raccogliendo l'appello lanciato da Benedetto XVI a Cagliari.
Siamo cattolici, prima ancora che Udc, dobbiamo essere piu' numerosi e piu' organizzati, per contare maggiormente. Anche il nostro Presidente Buttiglione ha ribadito che e' ora di uscire dalla distinzione tra ''i cattolici di destra impegnati nella difesa della vita e quelli di sinistra nella difesa dei poveri''.
Abbandoniamo la ''vecchia politica'' seguita da chi , anche in questi giorni, trasmigra dall'Udc, per equilibri di potere, territoriali, per logica di appartenenza. Ma soprattutto abbandoniamo chi continua a comperare anche la dignità delle persone.
Alessandria, 2.12.2008
Il Comitato cittadino dell’ UDC
Rapporti col mondo cattolico
I tempi sono maturi per pensare ad un partito che vada oltre l'Udc, dando spazio a quel popolo cristiano che non si sente rappresentato da nessun partito, ma va a Messa, fa volontariato e vuole partecipare, in qualche misura, alla conduzione della ‘cosa pubblica’.
Di fronte all'attuale crisi della politica non si puo' pensare ad una formazione che raccolga i partiti attuali o parti dei partiti attuali, la soluzione viene da chi ora sta fuori, dal popolo cattolico che desidera impegnarsi, raccogliendo l'appello lanciato da Benedetto XVI a Cagliari.
Siamo cattolici, prima ancora che Udc, dobbiamo essere piu' numerosi e piu' organizzati, per contare maggiormente. Anche il nostro Presidente Buttiglione ha ribadito che e' ora di uscire dalla distinzione tra ''i cattolici di destra impegnati nella difesa della vita e quelli di sinistra nella difesa dei poveri''.
Abbandoniamo la ''vecchia politica'' seguita da chi , anche in questi giorni, trasmigra dall'Udc, per equilibri di potere, territoriali, per logica di appartenenza. Ma soprattutto abbandoniamo chi continua a comperare anche la dignità delle persone.
Alessandria, 2.12.2008
Il Comitato cittadino dell’ UDC
Rapporti col mondo cattolico
Il Pacchetto
anti-crisi del Governo
A cura di:
Dipartimento Economico Unione di Centro
On. Gian Luca Galletti
Con la collaborazione di:
Francesco Lucà
Antimo Sambucci
Il Governo ha varato un pacchetto di misure che nelle intenzioni mira a contrastare la crisi finanziaria, ridare potere reale d’acquisto alle famiglie, sostenere lo sviluppo delle imprese e dare un impulso alle opere strutturali.
Il Governo, nonostante la gravità della crisi e a differenza di quanto fatto dagli altri Paesi europei, ha presentato un piano “minimalista”.
Il piano vale circa 6,3 mld di euro e gli interventi previsti, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno una validità limitata al solo esercizio 2009.
PROPOSTE PER LE FAMIGLIE
- Bonus alle famiglie con redditi fino a 20.000 euro
A partire da febbraio 2009 verranno concessi bonus da 200 a 1.000 euro alle famiglie reddito da lavoratori dipendenti, con figli e pensionati.
TIPOLOGIA BONUS LIMITE DI REDDITO CONTRIBUTO FAMILIAREGIORNALIERO CONTRIBUTO PROCAPITE GIORNALIERO
PENSIONATICONIUGISENZA FIGLICONIUGI CON UN FIGLIOCONIUGI CON DUE FIGLI CONIUGI CON TRE O PIU’ FIGLI 2003004505001.000 15.00017.00017.00020.00020.000 0,550,821,231,372,74 0,550,410,410,340,55
COMMENTO: Appare evidente che l’intervento per le famiglie è del tutto insoddisfacente, sia per la ridotta entità del contributo, sia per la limitata soglia massima di reddito che permette di accedere al contributo. Infine, appare come una misura UNA TANTUM, valida solo per l’anno 2009.
Basti pensare, ad esempio, che come si evince dal precedente prospetto sopra riportato, una famiglia con due figli e un reddito familiare lordo inferiore a 20.000 euro (circa 1.400/1.500 euro al mese) avrà un contributo di soli 1,37 euro al giorno per tutta la famiglia e 0,34 centesimi al giorno per ogni componente il nucleo familiare.
Non si tratta, quindi, di una politica per la famiglia, ma di una politica assistenzialista.
In questo momento di difficoltà economica bisognava avere il coraggio di investire sulle famiglie del ceto medio, quelle che oggi soffrono maggiormente e che avrebbero potuto rilanciare i consumi se sostenute.
IL BONUS FAMIGLIE
3,54 MILIONI pensionatiin famiglie monocomponenti fino a 15.000 euro
2,95 MILIONI famiglie con 2 componentireddito fino a 17.000 euro
627 mila famiglie con 3 componenti reddito fino a 17.000 euro
569 mila famiglie con 4 componentireddito fino a 20.000 euro
158 mila famiglie con 5 componentifino a 20.000 euro
52 mila famiglie con oltre 5 componentifino a 22.000 euro
88 mila famiglie con disabiliredditi fino a 35.000 euro
- Ridefinizione del tasso sulle rate pagate dalle famiglie per i mutui prima casa
PER I CONTRATTI IN ESSERE: Dal 2009 il tasso applicabile alle rate sui mutui entro il 31/10/2008, per l’acquisto della prima casa, non potrà essere superiore al 4%. Lo Stato si accollerà gli eventuali differenziali tra gli importi a carico del mutuatario e quelli derivanti dall’applicazione del nuovo tasso.
PER I NUOVI CONTRATTI: se sottoscritti dal 1°gennaio 2009 il tasso sui mutui variabili avrà come base sui cui calcolare lo spread il tasso BCE. Le banche, comunque, avranno piena discrezionalità sul tasso di interesse totale.
COMMENTO: Questa manovra è tardiva, sarebbe stata molto utile nel 2008, anno in cui i tassi erano crescenti e corrispondentemente sono cresciute le rate dei mutui delle famiglie italiane.
Avrà, invece, un effetto molto limitato nel 2009, in previsione di un ulteriore taglio dei tassi previsto nei prossimi giorni di 0,50-0,75 % da parte della BCE.
A quel punto i tassi dei mutui variabili scenderanno naturalmente ad un tasso molto vicino, se inferiore, al 4%.
Il problema per le famiglie si potrà ripresentare nel 2010 e quel punto la manovra non sarà più in vigore.
Per i nuovi contratti, quelli stipulati a partire dal 1° gennaio 2009, la manovra prevista non ha alcun effetto reale. Le banche prenderanno a riferimento il tasso BCE, che è sicuramente più basso dell’interbancario (EURIBOR) in vigore oggi, ma non avendo previsto alcun limite allo spread, non faranno altro che aumentare quest’ultimo.
A riprova di tutto questo basti pensare che dalla relazione tecnica si evince che il costo della riduzione dei mutui è di circa 250/350 milioni di euro.
- Blocco delle tariffe su autostrade e riduzione delle tariffe energetiche
Per le tariffe autostradali si impone un blocco sui pedaggi autostradali con durata 4 mesi.
Per le tariffe di luce e gas è previsto, solo per le famiglie svantaggiate, una revisione al ribasso (max 15%).
COMMENTO: la promessa di abbassare le tariffe sembra un mero spot, in quanto le stesse tariffe dovrebbero comunque scendere nei prossimi mesi a causa del drastico calo del petrolio. E comunque, ancora una volta, si interviene solo in ambito assistenziale.
- Estensione degli ammortizzatori sociali e proroga della detassazione di premi ed incentivi. Accantonata la detassazione degli straordinari
Proroga per la detassazione dei salari di produttività (premi ed incentivi) per redditi fino a 35.000 euro annui (rispetto ai 30.000 attuali). Resta invariato il limite di detassazione: era di 3.000 euro per 6 mesi, viene confermato a 6.000 euro per un anno. Sono incluse le categorie che fanno riferimento a personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso.
Destinato 1 miliardo in 4 anni (2009/2012) agli ammortizzatori sociali, con estensione del sostegno in deroga ai lavoratori atipici e a lavoratori a tempo indeterminato nei settori in cui non erano previsti.
COMMENTO: Si giudica positivamente la misura, anche se dovuta vista la congiuntura economica, che riguarda il rafforzamento del fondo per gli ammortizzatori sociali.
L’estensione del sostegno anche ai lavoratori atipici, i cosiddetti precari, appare invece il solito spot. Infatti, il sostegno è troppo limitato sia nell’importo, solo il 5% del reddito conseguito l’anno precedente, sia nella platea dei lavoratori inclusi nel sostegno, solo quelli che hanno prestato l’attività in zone e settori dichiarati in “stato di crisi”.
Per fare un esempio, un precario che nel 2008 ha lavorato per 6 mesi, a 1.000 euro al mese, avrà diritto, se verrà licenziato e rimarrà senza lavoro per più di due mesi consecutivi, ad un’indennità, nel 2009, di 300 euro una tantum. Si commenta da sé.
FISCO E IMPRESE
- Riduzione dell’acconto IRES e IRAP di novembre
Si applica un riduzione del 3% sull’acconto d’imposta con scadenza 30 novembre. Tale misura vale esclusivamente per i soggetti IRES, ossia essenzialmente per le società di capitali.
COMMENTO: la riduzione esclude inspiegabilmente le persone fisiche soggette all’IRPEF, ossia società di persone e imprenditori individuali che sono la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese italiane.
La misura appare di poca sostanza, in quanto il beneficio è soltanto temporale.
- Deducibilità del 10% dell’IRAP ai fini IRES e IRPEF
A partire dal periodo d’imposta in corso al 31/12/2008, è concessa la parziale deducibilità (10%) dell’IRAP dalla base imponibile rilevante ai fini IRES e IRPEF. La deduzione è considerata “forfetaria” e si pone l’obiettivo di offrire respiro alle imprese. La misura è apprezzabile, anche se di modesto impatto.
- Versamento dell’IVA a debito solo al momento dell’incasso del corrispettivo pattuito
La misura, auspicata anche dall’Unione di Centro, introduce il principio del versamento dell’IVA secondo criteri di “cassa” anziché di competenza. Tale intervento rappresenta una forma di respiro per le imprese, costrette finora a versare allo Stato imposte senza aver ottenuto i corrispettivi di beni e servizi dai propri debitori.
COMMENTO: Hanno recepito una nostra proposta, ma il contorno della misura è poco definito, in quanto la disposizione viene applicata solo per gli anni 2009, 2010 e 2011 ed è sospesa in attesa dell’approvazione dell’UE.
Paradossale l’aumento dell’IVA dal 10% al 20% per le pay-tv.
La misura non fa che penalizzare soprattutto Sky, che possiede la maggior parte degli abbonamenti.
L’intervento, oltre a costituire un grave episodio di conflitto di interessi (Sky è concorrente diretta delle tv possedute dal Premier), non farà che penalizzare soprattutto le famiglie, sulle quali ricadrà il necessario futuro aumento degli abbonamenti necessari a sopperire all’aumento delle imposte.
- Revisione degli Studi di Settore
La revisione, definita congiunturale, si propone di modificare i parametri e gli indici di congruità su cui si basano i meccanismi di accertamento della base imponibile.
Ciò viene fatto al fine di tenere conto degli effetti della crisi economica su imprese e lavoratori autonomi, con particolare riguardo a determinati settori e realtà territoriali. La norma, pur giusta, è molto vaga e rimanda ai meccanismi di rinvio ad atti del MEF. Sarà possibile esprimere un giudizio solo quando saranno noti i nuovi parametri.
- Garanzia statale dei crediti alle PMI attraverso i Confidi
Il Fondo di Garanzia per PMI e Confidi viene esteso alle imprese artigiane e rifinanziato. E’ potenziato dalla garanzia di ultima istanza dello Stato. Il tetto massimo di garanzia ammonta a 450 milioni di euro.
COMMENTO: la misura è giusta, ma non viene stabilito il criterio mediante il quale verrà applicata la misura. Il tutto è rimandato ad un successivo decreto del MEF.
- Recupero crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione
La procedura per snellire e velocizzare il recupero crediti nei confronti della PA verrà stabilità con un futuro decreto.
Il giudizio è sospeso, in attesa dei criteri in base ai quali, nei tempi e nell’ammontare, verrà stabilita la restituzione dei crediti.
- Intervento pubblico nel capitale delle banche.
Saranno utilizzati alternativamente due strumenti per la partecipazione statale al capitale delle banche in difficoltà: obbligazioni subordinate perpetue oppure obbligazioni convertibili. La misura vale all’incirca 12 miliardi di euro. Entrambe le misure produrranno l’effetto di incidere sull’indice di patrimonializzazione rispetto alle attività a rischio (CoreTier1). Le banche dovranno fare espressa richiesta affinchè lo Stato sottoscriva tali strumenti. Il decreto non si espone (ma rimanda ad un successivo provvedimento) sulla remunerazione di tali bond, la subordina agli utili eventualmente distribuibili. E’ rimandato ad un successivo decreto il principio secondo cui le banche in cui interviene lo Stato debbano considerare un reinvestimento delle risorse ottenute nella concessione di credito a famiglie e PMI.
COMMENTO: è necessario prevedere fin da ora i meccanismi che vincolano i prestiti statali alla concessione di credito a famiglie ed imprese. Previsto un codice etico, ma nessun riferimento all’obbligo che le banche finanziate procedano ad una decurtazione degli stipendi per manager e dirigenti.
CONCLUSIONI
Si può sostenere che il Piano messo a punto dal Governo appare troppo dispersivo, cioè per accontentare tutti (famiglie, imprese, lavoratori e banche), in considerazione delle scarse risorse impiegate, finisce per non soddisfare nessuno.
La scarsità delle risorse è dovuta anche alle scelte compiute fino ad oggi dall’Esecutivo. Se non avessero abolito l’ICI sulla prima casa, aiutando cosi in particolar modo i ceti medio-alti, se non avessero maldestramente tentato di salvare Alitalia, se non avessero “regalato” soldi a Roma e Catania oggi avrebbero potuto fare un pacchetto di interventi di altri 12 miliardi di euro. Con soli 6 miliardi, invece, sarebbe stato meglio finalizzare gli interventi a favore delle famiglie, nell’ottica del rilancio dei consumi che avrebbe poi portato benefici anche alle imprese.
Ricordiamo che la nostra proposta di 1.200 euro per ogni famiglia con un figlio più 600 euro per ogni altro figlio avrebbe avuto un costo di circa 6 miliardi di euro e tale misura avrebbe offerto un beneficio reale alle famiglie italiane.
Per le imprese mancano interventi importanti come, ad esempio:
· Misure di impulso agli investimenti delle PMI, come credito d’imposta o detassazione degli utili reinvestiti in ricerca ed innovazione;
· Un piano di incentivi agli investimenti in efficienza energetica per le imprese;
· Un piano di sostegno ai settori che maggiormente risentiranno della crisi.
Manca, inoltre, un piano per il rilancio delle opere nel mezzogiorno d’Italia. Sempre per il Sud, manca una vera e propria politica di incentivi allo sviluppo e di azioni volte a facilitare l’accesso al credito per le PMI.
Emblematico, in tal senso, è il continuo taglio operato al Fondo per le Aree Sottosviluppate.
anti-crisi del Governo
A cura di:
Dipartimento Economico Unione di Centro
On. Gian Luca Galletti
Con la collaborazione di:
Francesco Lucà
Antimo Sambucci
Il Governo ha varato un pacchetto di misure che nelle intenzioni mira a contrastare la crisi finanziaria, ridare potere reale d’acquisto alle famiglie, sostenere lo sviluppo delle imprese e dare un impulso alle opere strutturali.
Il Governo, nonostante la gravità della crisi e a differenza di quanto fatto dagli altri Paesi europei, ha presentato un piano “minimalista”.
Il piano vale circa 6,3 mld di euro e gli interventi previsti, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno una validità limitata al solo esercizio 2009.
PROPOSTE PER LE FAMIGLIE
- Bonus alle famiglie con redditi fino a 20.000 euro
A partire da febbraio 2009 verranno concessi bonus da 200 a 1.000 euro alle famiglie reddito da lavoratori dipendenti, con figli e pensionati.
TIPOLOGIA BONUS LIMITE DI REDDITO CONTRIBUTO FAMILIAREGIORNALIERO CONTRIBUTO PROCAPITE GIORNALIERO
PENSIONATICONIUGISENZA FIGLICONIUGI CON UN FIGLIOCONIUGI CON DUE FIGLI CONIUGI CON TRE O PIU’ FIGLI 2003004505001.000 15.00017.00017.00020.00020.000 0,550,821,231,372,74 0,550,410,410,340,55
COMMENTO: Appare evidente che l’intervento per le famiglie è del tutto insoddisfacente, sia per la ridotta entità del contributo, sia per la limitata soglia massima di reddito che permette di accedere al contributo. Infine, appare come una misura UNA TANTUM, valida solo per l’anno 2009.
Basti pensare, ad esempio, che come si evince dal precedente prospetto sopra riportato, una famiglia con due figli e un reddito familiare lordo inferiore a 20.000 euro (circa 1.400/1.500 euro al mese) avrà un contributo di soli 1,37 euro al giorno per tutta la famiglia e 0,34 centesimi al giorno per ogni componente il nucleo familiare.
Non si tratta, quindi, di una politica per la famiglia, ma di una politica assistenzialista.
In questo momento di difficoltà economica bisognava avere il coraggio di investire sulle famiglie del ceto medio, quelle che oggi soffrono maggiormente e che avrebbero potuto rilanciare i consumi se sostenute.
IL BONUS FAMIGLIE
3,54 MILIONI pensionatiin famiglie monocomponenti fino a 15.000 euro
2,95 MILIONI famiglie con 2 componentireddito fino a 17.000 euro
627 mila famiglie con 3 componenti reddito fino a 17.000 euro
569 mila famiglie con 4 componentireddito fino a 20.000 euro
158 mila famiglie con 5 componentifino a 20.000 euro
52 mila famiglie con oltre 5 componentifino a 22.000 euro
88 mila famiglie con disabiliredditi fino a 35.000 euro
- Ridefinizione del tasso sulle rate pagate dalle famiglie per i mutui prima casa
PER I CONTRATTI IN ESSERE: Dal 2009 il tasso applicabile alle rate sui mutui entro il 31/10/2008, per l’acquisto della prima casa, non potrà essere superiore al 4%. Lo Stato si accollerà gli eventuali differenziali tra gli importi a carico del mutuatario e quelli derivanti dall’applicazione del nuovo tasso.
PER I NUOVI CONTRATTI: se sottoscritti dal 1°gennaio 2009 il tasso sui mutui variabili avrà come base sui cui calcolare lo spread il tasso BCE. Le banche, comunque, avranno piena discrezionalità sul tasso di interesse totale.
COMMENTO: Questa manovra è tardiva, sarebbe stata molto utile nel 2008, anno in cui i tassi erano crescenti e corrispondentemente sono cresciute le rate dei mutui delle famiglie italiane.
Avrà, invece, un effetto molto limitato nel 2009, in previsione di un ulteriore taglio dei tassi previsto nei prossimi giorni di 0,50-0,75 % da parte della BCE.
A quel punto i tassi dei mutui variabili scenderanno naturalmente ad un tasso molto vicino, se inferiore, al 4%.
Il problema per le famiglie si potrà ripresentare nel 2010 e quel punto la manovra non sarà più in vigore.
Per i nuovi contratti, quelli stipulati a partire dal 1° gennaio 2009, la manovra prevista non ha alcun effetto reale. Le banche prenderanno a riferimento il tasso BCE, che è sicuramente più basso dell’interbancario (EURIBOR) in vigore oggi, ma non avendo previsto alcun limite allo spread, non faranno altro che aumentare quest’ultimo.
A riprova di tutto questo basti pensare che dalla relazione tecnica si evince che il costo della riduzione dei mutui è di circa 250/350 milioni di euro.
- Blocco delle tariffe su autostrade e riduzione delle tariffe energetiche
Per le tariffe autostradali si impone un blocco sui pedaggi autostradali con durata 4 mesi.
Per le tariffe di luce e gas è previsto, solo per le famiglie svantaggiate, una revisione al ribasso (max 15%).
COMMENTO: la promessa di abbassare le tariffe sembra un mero spot, in quanto le stesse tariffe dovrebbero comunque scendere nei prossimi mesi a causa del drastico calo del petrolio. E comunque, ancora una volta, si interviene solo in ambito assistenziale.
- Estensione degli ammortizzatori sociali e proroga della detassazione di premi ed incentivi. Accantonata la detassazione degli straordinari
Proroga per la detassazione dei salari di produttività (premi ed incentivi) per redditi fino a 35.000 euro annui (rispetto ai 30.000 attuali). Resta invariato il limite di detassazione: era di 3.000 euro per 6 mesi, viene confermato a 6.000 euro per un anno. Sono incluse le categorie che fanno riferimento a personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso.
Destinato 1 miliardo in 4 anni (2009/2012) agli ammortizzatori sociali, con estensione del sostegno in deroga ai lavoratori atipici e a lavoratori a tempo indeterminato nei settori in cui non erano previsti.
COMMENTO: Si giudica positivamente la misura, anche se dovuta vista la congiuntura economica, che riguarda il rafforzamento del fondo per gli ammortizzatori sociali.
L’estensione del sostegno anche ai lavoratori atipici, i cosiddetti precari, appare invece il solito spot. Infatti, il sostegno è troppo limitato sia nell’importo, solo il 5% del reddito conseguito l’anno precedente, sia nella platea dei lavoratori inclusi nel sostegno, solo quelli che hanno prestato l’attività in zone e settori dichiarati in “stato di crisi”.
Per fare un esempio, un precario che nel 2008 ha lavorato per 6 mesi, a 1.000 euro al mese, avrà diritto, se verrà licenziato e rimarrà senza lavoro per più di due mesi consecutivi, ad un’indennità, nel 2009, di 300 euro una tantum. Si commenta da sé.
FISCO E IMPRESE
- Riduzione dell’acconto IRES e IRAP di novembre
Si applica un riduzione del 3% sull’acconto d’imposta con scadenza 30 novembre. Tale misura vale esclusivamente per i soggetti IRES, ossia essenzialmente per le società di capitali.
COMMENTO: la riduzione esclude inspiegabilmente le persone fisiche soggette all’IRPEF, ossia società di persone e imprenditori individuali che sono la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese italiane.
La misura appare di poca sostanza, in quanto il beneficio è soltanto temporale.
- Deducibilità del 10% dell’IRAP ai fini IRES e IRPEF
A partire dal periodo d’imposta in corso al 31/12/2008, è concessa la parziale deducibilità (10%) dell’IRAP dalla base imponibile rilevante ai fini IRES e IRPEF. La deduzione è considerata “forfetaria” e si pone l’obiettivo di offrire respiro alle imprese. La misura è apprezzabile, anche se di modesto impatto.
- Versamento dell’IVA a debito solo al momento dell’incasso del corrispettivo pattuito
La misura, auspicata anche dall’Unione di Centro, introduce il principio del versamento dell’IVA secondo criteri di “cassa” anziché di competenza. Tale intervento rappresenta una forma di respiro per le imprese, costrette finora a versare allo Stato imposte senza aver ottenuto i corrispettivi di beni e servizi dai propri debitori.
COMMENTO: Hanno recepito una nostra proposta, ma il contorno della misura è poco definito, in quanto la disposizione viene applicata solo per gli anni 2009, 2010 e 2011 ed è sospesa in attesa dell’approvazione dell’UE.
Paradossale l’aumento dell’IVA dal 10% al 20% per le pay-tv.
La misura non fa che penalizzare soprattutto Sky, che possiede la maggior parte degli abbonamenti.
L’intervento, oltre a costituire un grave episodio di conflitto di interessi (Sky è concorrente diretta delle tv possedute dal Premier), non farà che penalizzare soprattutto le famiglie, sulle quali ricadrà il necessario futuro aumento degli abbonamenti necessari a sopperire all’aumento delle imposte.
- Revisione degli Studi di Settore
La revisione, definita congiunturale, si propone di modificare i parametri e gli indici di congruità su cui si basano i meccanismi di accertamento della base imponibile.
Ciò viene fatto al fine di tenere conto degli effetti della crisi economica su imprese e lavoratori autonomi, con particolare riguardo a determinati settori e realtà territoriali. La norma, pur giusta, è molto vaga e rimanda ai meccanismi di rinvio ad atti del MEF. Sarà possibile esprimere un giudizio solo quando saranno noti i nuovi parametri.
- Garanzia statale dei crediti alle PMI attraverso i Confidi
Il Fondo di Garanzia per PMI e Confidi viene esteso alle imprese artigiane e rifinanziato. E’ potenziato dalla garanzia di ultima istanza dello Stato. Il tetto massimo di garanzia ammonta a 450 milioni di euro.
COMMENTO: la misura è giusta, ma non viene stabilito il criterio mediante il quale verrà applicata la misura. Il tutto è rimandato ad un successivo decreto del MEF.
- Recupero crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione
La procedura per snellire e velocizzare il recupero crediti nei confronti della PA verrà stabilità con un futuro decreto.
Il giudizio è sospeso, in attesa dei criteri in base ai quali, nei tempi e nell’ammontare, verrà stabilita la restituzione dei crediti.
- Intervento pubblico nel capitale delle banche.
Saranno utilizzati alternativamente due strumenti per la partecipazione statale al capitale delle banche in difficoltà: obbligazioni subordinate perpetue oppure obbligazioni convertibili. La misura vale all’incirca 12 miliardi di euro. Entrambe le misure produrranno l’effetto di incidere sull’indice di patrimonializzazione rispetto alle attività a rischio (CoreTier1). Le banche dovranno fare espressa richiesta affinchè lo Stato sottoscriva tali strumenti. Il decreto non si espone (ma rimanda ad un successivo provvedimento) sulla remunerazione di tali bond, la subordina agli utili eventualmente distribuibili. E’ rimandato ad un successivo decreto il principio secondo cui le banche in cui interviene lo Stato debbano considerare un reinvestimento delle risorse ottenute nella concessione di credito a famiglie e PMI.
COMMENTO: è necessario prevedere fin da ora i meccanismi che vincolano i prestiti statali alla concessione di credito a famiglie ed imprese. Previsto un codice etico, ma nessun riferimento all’obbligo che le banche finanziate procedano ad una decurtazione degli stipendi per manager e dirigenti.
CONCLUSIONI
Si può sostenere che il Piano messo a punto dal Governo appare troppo dispersivo, cioè per accontentare tutti (famiglie, imprese, lavoratori e banche), in considerazione delle scarse risorse impiegate, finisce per non soddisfare nessuno.
La scarsità delle risorse è dovuta anche alle scelte compiute fino ad oggi dall’Esecutivo. Se non avessero abolito l’ICI sulla prima casa, aiutando cosi in particolar modo i ceti medio-alti, se non avessero maldestramente tentato di salvare Alitalia, se non avessero “regalato” soldi a Roma e Catania oggi avrebbero potuto fare un pacchetto di interventi di altri 12 miliardi di euro. Con soli 6 miliardi, invece, sarebbe stato meglio finalizzare gli interventi a favore delle famiglie, nell’ottica del rilancio dei consumi che avrebbe poi portato benefici anche alle imprese.
Ricordiamo che la nostra proposta di 1.200 euro per ogni famiglia con un figlio più 600 euro per ogni altro figlio avrebbe avuto un costo di circa 6 miliardi di euro e tale misura avrebbe offerto un beneficio reale alle famiglie italiane.
Per le imprese mancano interventi importanti come, ad esempio:
· Misure di impulso agli investimenti delle PMI, come credito d’imposta o detassazione degli utili reinvestiti in ricerca ed innovazione;
· Un piano di incentivi agli investimenti in efficienza energetica per le imprese;
· Un piano di sostegno ai settori che maggiormente risentiranno della crisi.
Manca, inoltre, un piano per il rilancio delle opere nel mezzogiorno d’Italia. Sempre per il Sud, manca una vera e propria politica di incentivi allo sviluppo e di azioni volte a facilitare l’accesso al credito per le PMI.
Emblematico, in tal senso, è il continuo taglio operato al Fondo per le Aree Sottosviluppate.
Iscriviti a:
Post (Atom)